Digressione

6.1 – classificazione dei treni

Ho ripreso a viaggiare in treno, molto, troppo. E’ l’effetto collaterale dell’avere la vita divisa a metà, tra due città non esattamente vicine. Viaggiando viaggiando, mi sono accorta che i treni sono di diverse razze:

  • i treni dell’amore. Sono treni con passeggeri che parlano fitti fitti al telefono, dall’inizio alla fine del viaggio. Si possono riconoscere perché  viaggiano felici e veloci rimbalzando sui sospiri degli occupanti
  • i treni della separazione. Sono i treni che viaggiano in senso inverso rispetto ai treni dell’amore. Sono più malinconici e tristi, e si possono riconoscere dai cuori disegnati nella polvere dei finestrini da qualche innamorato in vena di graffiti soft
  • i treni della guerra. Sono popolati da impeccabili uomini in completo grigio e donne in tailleur e tacchi improponibili. Viaggiano di fretta, affannati, arrabbiati, ingrigiti dentro e fuori, verso o da qualche importante meta di lavoro. Suonano impazienti sui binari e ringhiano in silenzio quando incrociano un altro treno.
  •  i treni della vacanza. Ricolmi di bambini scorrazzanti, palette, salvagenti e palloni i treni delle vacanze hanno sempre l’aria un po’ salata e la sabbia tra i binari. Scorrazzano spensierati per l’Italia cantando le canzoni dello zecchino d’oro di migliaia di anni fa.
  • i treni dell’emigrazione invece viaggiano un po’ sdruciti, stracolmi di bagagli e di speranze mentre rincorrono un nuovo futuro ricco di sogni e di speranze. Li rallenta la malinconia e il peso dei tanti cuori magonati che li occupano.
  • i treni del rientro. I treni del rientro viaggiano con la testa vuota, tornano verso caso con la rassegnazione e il carico di chi se ne è andato, ci ha provato e ora rientra nella città natale. Ad alcuni è andata bene, ad altri, probabilmente un po’ meno, ma è comunque finita l’avventura e si ritorna senza più aspettarsi sorprese. Sono treni stanchi, rassegnati, sfinti. Rollano piano sulle loro rotaie, cullati dal sonno degli occupanti e dall’apatia imperante.

E voi che treni prendete in questo periodo?

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5 – Elefanti nani

Chiunque abbia fatto un po’ di attività outdoor (equitazione, sci, trekking, etc.) sa che spesso si marcia, a passo svelto e magari sovrappensiero, in fila indiana.

Per ovvi motivi di praticità il primo che avvista una possibile fonte di problemi / difficoltà / disagio, lo comunica alle persone che lo seguono, che, a loro volta passano la parola. Così normalmente si urla pietra! quando si smuove una pietra sul sentiero e rotola a valle, o occhio a…! se c’è qualcosa in bilico, un appiglio che non regge o similia. Quale che sia l’origine dell’avviso, l’essenzialità, la chiarezza e l’immediatezza della comunicazione in  questione sono fondamentali.

Ieri ho passato una bella giornata a cavallo sugli appennini con l’Associazione Turismo Equestre Cavaioni. Abbiamo fatto un lungo giro spesso tra i boschi.

Avendo piovuto nei giorni precedenti, la situazione del terreno in genere, e nel bosco specialmente, richiedeva una certa attenzione da parte di cavalli, cavalieri e amazzoni. Quindi gli avvisi, che arrivavano in fondo alla file (chiudevo con un altro cavallo la gita) erano piuttosto frequenti e variati. fango (sul fango i cavalli scivolano, specie in discesa), ramo (e qui i casi sono molti. Ramo basso -> appiattisciti sul collo del cavallo, ramo sporgente -> tieni la destra o la sinistra per evitare che ti conficchi in una gamba o peggio che si conficchi nel fianco del cavallo), tronco (controlla che il cavallo lo salti, scavalchi, ci giri intorno, insomma faccia quel che vuole, basta non volare entrambi per terra), ginocchia (il passaggio è stretto, attenzione a non fracassarsi le ginocchia), buca, massi

Ogni 5 minuti mi arrivava l’informazione di una criticità e diligentemente la passavo al cavallo di coda, se c’era (spesso ero io), MA…

Ma quando nel bosco fitto, lato torrente, in mezzo al fango mi arrivata un messaggio troppo lungo per essere acquisito e compreso (fango, ginocchia, tronco, buca, rami e rami bassi, pietre. Insomma di tutto un po’), ho passato un riassunto: attenzione! Elefanti Nani!.

Seguono grandi risate del cavallo di coda (anche i cavalli ridono), e cavaliere irrimmediabilmente incastrato nei rami.

Lo so, sono una brutta persona.

 

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4 – camminando

Avevo delle ferie da fare. Le avevo fissate a Gennaio, quando la mia vita aveva un ritmo diverso, un passo diverso, una direzione diversa. Poi il mondo ha cambiato direzione, una svolta a gomito ai 200 km/h. Niente botto finale, ma un po’ di capogiro c’è stato. Non sapendo come esattamente impiegare il mio tempo, non sapendo come tenere a bada la danza vorticosa dei pensieri e il fisico irrequieto, sono partita all’avventura. L’avventura, in questo caso, va intesa nel senso antico del termine: un percorso, uno zaino e gli scarponi da montagna. Faccio sempre così, quando il mondo non mi piace, prendo gli scarponi e scappo. E’ così che un paio di vite fa è cominciato il mio amore per la speleologia, ed è così che è cominciato oggi il mio amore per il movimento lento. 60 km a piedi. 60 km di sole, grandine e pioggia. 60 km di pensieri masticati, di meditazione, di bestemmie. 60 km di condivisione di esperienze presenti e passate, di nuove amicizie, di parole. 60 km di passi – un piede davanti all’altro -, di fatica, di sudore. 60 km di cazzate, di scherzi, di risate. Da ognuno dei miei 13 azzeccatissimi compagni di viaggio riporto a casa qualcosa, un gesto, una visione sul mondo, una ‘regola’… Ma soprattutto porto a casa la consapevolezza di poter ‘lasciare scorrere i pensieri’ senza necessariamente farli passare per l’esaustione fisica, basta sincronizzare piede e polmone, scegliere un mantra (anche blasfemo, o per lo meno il mio lo era) e socchiudere gli occhi. (Grazie M.A.) Chiunque fosse interessato a questo tipo di viaggi può dare uno sguardo alla Compagnia dei Cammini

Camminare vi impedisce di lambiccarvi con interrogativi senza risposta, mentre a letto si rimugina l’insolubile fino alla vertigine.(Emil Cioran – Al culmine della disperazione)

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3 – il primo passo

Anche il più lungo dei viaggi comincia con un singolo passo. Non si può correre se si vuole andare lontano e non è dato saltare con un balzo direttamente alla metà (o alla fine) del percorso. Sarà un viaggio lungo e faticoso. xxx – si spera ‘solo’ xxx infiniti, innumerevoli giorni

Il cuore rallenta la testa cammina 
in quel pozzo di piscio e cemento 
a quel campo strappato dal vento 
a forza di essere vento 

porto il nome di tutti i battesimi 
ogni nome il sigillo di un lasciapassare 
per un guado una terra una nuvola un canto 
un diamante nascosto nel pane 

per un solo dolcissimo umore del sangue 
per la stessa ragione del viaggio viaggiare 
Il cuore rallenta e la testa cammina 
in un buio di giostre in disuso …

(De André – Khorakhanè)