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21 – piove

Oggi piove e cammino sotto i portici di via Farini.

Mi sei venuto in mente tu, anni fa. Quando uscivamo apposta, sotto il goretex, per camminare sotto la pioggia a Torino: Via Madama Cristina, Corso Vittorio, Via Roma giù fino in piazza CLN. Bagnati fradici, i tuoi occhiali appannati a nascondere i freddi occhi grigi. Io con il naso al vento, gocce di pioggia mischiate a lentiggini.

Quante volte l’abbiamo fatto? 100? 1000? Poi si è perso anche quello nella pioggia di Torino.

Eppure camminare nella pioggia continua a piacermi, senza compagni di passi.

‘Cos I know, I know, I never meant to cause you no pain
And I realize I let you down
But I know in my heart of hearts
I know I’m never gonna hold you again

Now I, Now i know, i wish it would rain down, down on me
Ohh I wish it would rain, rain down on me now

(I wish it would rain down – Phil Collins)

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12.2 – Nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino.

Nella mia nuova vita faccio cose e vedo gente.

L’altro giorno ero a buttar via la serata in centro a Bologna con una amica. Aperitivo, ri-aperitivo e giro in giro sotto i portici del centro. Finché non è stata ora di tornare a casa. In quel momento la matrice ha cominciato a cambiare.

Via Santo Stefano si è girata di 180 gradi, e ci siamo trovate a Porta Santo Stefano anziché in direzione centro.

Poi abbiamo imboccato avventatamente vi Castiglione e notato l’errore, cartina e google maps alla mano abbiamo fatto dietro front…

imboccando via Farini in senso sbagliato e ritrovandoci di nuovo in Via Santo Stefano, praticamente al punto di partenza.

Al che, dopo ennesima consultazione di mappe e google maps, fatto l’opportuno dietro front ho imposto un autobus… almeno lui sa dove va.

Strano ma vero, siamo entrambe arrivate – dopo aver praticamente percorso tutta Bologna – felicemente a casa.

Saranno stati gli aperitivi, i discorsi leggiadri in materia di lavoro, amori, fecondazione e amici… sarà stato che lei è a Bologna da due mesi e io sono morta da tre anni, ma… cavolo, perdersi a Bologna e non ritrovare più la strada di casa nonostante una cartina e google maps è roba degna di un altro mondo.

 Girando ancora un poco ho incontrato uno che si era perduto
gli ho detto che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino
mi guarda con la faccia un pò stravolta e mi dice “sono di Berlino”.

Lucio Dalla – Disperato Erotico Stomp

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4 – camminando

Avevo delle ferie da fare. Le avevo fissate a Gennaio, quando la mia vita aveva un ritmo diverso, un passo diverso, una direzione diversa. Poi il mondo ha cambiato direzione, una svolta a gomito ai 200 km/h. Niente botto finale, ma un po’ di capogiro c’è stato. Non sapendo come esattamente impiegare il mio tempo, non sapendo come tenere a bada la danza vorticosa dei pensieri e il fisico irrequieto, sono partita all’avventura. L’avventura, in questo caso, va intesa nel senso antico del termine: un percorso, uno zaino e gli scarponi da montagna. Faccio sempre così, quando il mondo non mi piace, prendo gli scarponi e scappo. E’ così che un paio di vite fa è cominciato il mio amore per la speleologia, ed è così che è cominciato oggi il mio amore per il movimento lento. 60 km a piedi. 60 km di sole, grandine e pioggia. 60 km di pensieri masticati, di meditazione, di bestemmie. 60 km di condivisione di esperienze presenti e passate, di nuove amicizie, di parole. 60 km di passi – un piede davanti all’altro -, di fatica, di sudore. 60 km di cazzate, di scherzi, di risate. Da ognuno dei miei 13 azzeccatissimi compagni di viaggio riporto a casa qualcosa, un gesto, una visione sul mondo, una ‘regola’… Ma soprattutto porto a casa la consapevolezza di poter ‘lasciare scorrere i pensieri’ senza necessariamente farli passare per l’esaustione fisica, basta sincronizzare piede e polmone, scegliere un mantra (anche blasfemo, o per lo meno il mio lo era) e socchiudere gli occhi. (Grazie M.A.) Chiunque fosse interessato a questo tipo di viaggi può dare uno sguardo alla Compagnia dei Cammini

Camminare vi impedisce di lambiccarvi con interrogativi senza risposta, mentre a letto si rimugina l’insolubile fino alla vertigine.(Emil Cioran – Al culmine della disperazione)