Audio

34 – ho imparato a sognare

Ho imparato a sognare
e ho iniziato a sperare
che chi c’ha avere avrà
ho imparato a sognare
quando un sogno è un cannone,
che se sogni
ne ammazzi metà
Quando inizi a capire
che sei solo e in mutande
quando inizi a capire
che tutto è più grande
C’ era chi era incapace a sognare
e chi sognava già

Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m’alzerò

C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

Ho imparato a sognare,
quando inizi a scoprire
che ogni sogno
ti porta più in là
cavalcando aquiloni,
oltre muri e confini
ho imparato a sognare da là
Quando tutte le scuse,
per giocare son buone
quando tutta la vita
è una bella canzone
C’era chi era incapace a sognare
e chi sognava già

Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m’alzerò

C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

(Negrita – ho imparato a sognare)

Annunci
Citazione

33.2 – Le 10 cose per cui vale la pena vivere, partire, restare. Reloaded.

Per simmetria riaggiorno la mia lista delle 10 cose per cui… La situazione è simmetrica a quella che mi spinse a fare quelle tre liste quasi 4 anni fa quando stavo lasciando Torino… ora a Torino ci rientro

LE DIECI COSE PER CUI VALE LA PENA VIVERE

  • Guardare la Pianura Padana dalla terrazza superiore della Sacra di San Michele, in una giornata limpida e tersa
  • il misto di esaltazione e paura che annuncia l’inizio di una nuova avventura o di un nuovo viaggio
  • le fusa disinteressate del gatto che ti si piazza prepotentemente sulla pancia in una giornata nera
  • gli errori, quando li fai, quando te ne accorgi e quando li ripeti
  • la neve quando cade a fiocconi densi e zittisce l’universo attorno
  • camminare, in giro per i sentieri di mezzo mondo
  • i compagni di viaggio che si incontrano e che condividono un pezzo più o meno lungo di strada
  • le notti in cui trovi un rifugio da te stesso
  • la buona birra
  • il buon cioccolato

LE 10 COSE PER CUI VALE LA PENA PARTIRE

  • Le mia alpi, visibili e vicine
  • finire il salasso economico continuo che vivere a Bologna implica e ricominciare a vivere su un altro tenore
  • il caldo allucinante d’estate
  • avere la mia famiglia vicino
  • i miei amici a Torino
  • le migliori opportunità di lavoro
  • la cioccolata e i dolci (da Pfatish a Gobino, da Samabaia a Fiorio)
  • la mia splendida casa con il parquet flottante e le porte verdi
  • la carne di fassona
  • l’esagerazione e lamentio tipicamente bolognose

LE DIECI COSE PER CUI VARREBBE LA PENA RESTARE

  • La tana del Luppolo e J.B.
  • Il circolo Evolution
  • l’odore dei tigli a maggio (che bel maggio quest’anno, che bel maggio è stato)
  • i miei nuovi amici di giochi e di luppolo
  • il mio gruppo di kendo
  • la libertà totale e incondizionata
  • i miei colleghi
  • l’ufficio in pieno centro
  • my S.O. & Co.
  • l’anima effimera

 

Well, I woke up in the morning
There’s frogs inside my socks
Your mama, she’s a-hidin’
Inside the icebox
Your daddy walks in wearin’
A napoleon bonaparte mask
Then you ask why I don’t live here
Honey, do you have to ask?

Well, I go to pet your monkey
I get a face full of claws
I ask who’s in the fireplace
And you tell me santa claus
The milkman comes in
He’s wearing a derby hat
Then you ask why I don’t live here
Honey, how come you have to ask me that?

Well, I asked for something to eat
I’m hungry as a hog
So I get brown rice, seaweed
And a dirty hot dog
I’ve got a hole
Where my stomach disappeared
Then you ask why I don’t live here
Honey, I gotta think you’re really weird.

Your grandpa’s cane
It turns into a sword
Your grandma prays to pictures
That are pasted on a board
Everything inside my pockets
Your uncle steals
Then you ask why I don’t live here
Honey, I can’t believe that you’re for real.

Well, there’s fist fights in the kitchen
They’re enough to make me cry
The mailman comes in
Even he’s gotta take a side
Even the butler
He’s got something to prove
Then you ask why I don’t live here
Honey, how come you don’t move?

(On the road again – Bob Dylan)

Digressione

33 – a ognuno la sua (debolezza)

Siamo adulti. Alcuni di noi sono caduti malamente e si sono rialzati. Siamo diventati duri, corazzati, indistruttibili. Sappiamo spesso quello che vogliamo e dove andiamo… siamo grandi ormai, eppure ognuno di noi ha una qualche piccola debolezza – in materia di sesso opposto, o di stesso sesso se è quello il gusto – che ci rende completamente inermi e rincoglioniti…

  • c’è chi subisce il fascino dell’uomo terrone
  • c’è chi stravede per un paio di tette grosse
  • c’è chi, all’opposto, ama un bel culo
  • chi cede per i rossi o per le rosse
  • e chi perde consapevolezza di se davanti a un paio di occhi chiari
  • c’è chi ha la fissa dei piedi
  • chi del tailleur, la scarpa col tacco e le autoreggenti

E gli altri, se lo sanno, ti prendono proprio lì sul punto debole….

Così mia madre, quando gli parlo troppo di un qualche amico (maschio) mi chiede “ma… di che colore ha gli occhi?” e se la risposta è “chiari“, sghignazza farfugliando “ho capito“.

Così un mio buon amico, sorseggiando la birra spalanca gli occhioni chiarissimi stile gattino di Shreck quando mi dice “mi porti a casa tu, stasera? mi porti a casa tua? daaaai“.

Insomma, la mia arcinota debolezza per gli occhi chiari è da anni ampio oggetto di scherno…

 

Stato

32.1 – Samba notturna

Notte, buio pesto, silenzio tombale. Spalanco gli occhi di colpo e mi tengo al materesso per attutire il colpo di frusta del rientro inatteso dal sogno. Un attimo prima ero su un vecchio tram nella città immaginaria (un po’ Torino dei pieni anni ’80, un po’ Praga, un po’ Parigi BoBo) in cui mi rifugio nei miei viaggi onirici, ora sono su un letto in una stanza buia.

Mi sono accorta di fare un vita davvero randagia, quando arrivando stropicciata al bar davanti all’ufficio per colazione, il proprietario ha preso il vizio di chiedermi: “da quale angolo del mondo arrivi oggi?” E io mi sono sorpresa più volte a rispondergli in modi differenti (Sicilia, Corsica, Madagascar, Torino, Ferrara, Bolognina…). Mi sono accorta poi che la mia vita cominciava ad essere un po’ troppo randagia quando ho cominciato a non riuscire ad orientarmi al mattino. E’ cominciato a succedere in Madagascar, quando ho ricominciato a dormire.

Insomma, mi sveglio di soprassalto, forse per il troppo silenzio, e atterro sbigottita in un letto, in una qualunque parte nel mondo apparentemente.

Poi metto a fuoco gli odori, capisco dove sono, riconosco il luogo come amichevole e riconosco la zampetta del mio peluche che ovviamente dorme ignaro sul cuscino affianco. Immagino la nebbia dietro la finestra e improvvisamene nella mia testa parte una sambetta leggera, fatta di svolazzi di costumi colorati e mulatte ancheggianti. Ta-tarara Ta-ta-tararara Ta-tarara-raaaaaa…

Brasil! Brasil!
Pra mim, pra mim
Brasil!
Terra boa e gostosa
Da morena sestrosa
De olhar indiferente
O Brasil, samba que dá
Bamboleio, que faz gingar
Ó Brasil, do meu amor

Insomma sono le 5 del mattino, fa un freddo cane, e io me la rido tra me e me  canticchiando Aquarelo do Brasil nella mia testolina bacata. Non ho bevuto ieri sera, non ho preso sostanze strane… Quindi o sono appena sprofondata nell’insanità mentale (e allora è meglio chiamar la neuro) o sono semplicemente felice, felice di quella felicità stupida e leggera di chi non riesce a (o non vuole) vedere più in là di un palmo dal suo naso. Andiamo per la seconda, anche se costa un certo coraggio, cazzo.

Prendo il coraggio a quattro mani, lascio scorrere la samba e mi reimmergo nel sonno strizzando il peluche (che non si ribella neppure, da buon peluche).

Brasil! Brasil!
Oi estas fontes murmurantes
Oi onde eu mato a minha sede
E onde a lua vem brincar
O, esse Brasil lindo e trigueiro
É o meu Brasil brasileiro
Terra de samba e pandeiro
Brasil! Brasil!
Pra mim, pra mim…

 

Stato

30.1 – flash back. Una cena (con delitto) 90 anni fa.

Halloween 2014, una casa in Bolognina, 21:00 circa. La curve dello spazio tempo si piega per un attimo e ci troviamo in un altro tempo, in un altro luogo. Siamo negli anni ’20 del secolo scorso, a Londra.

Si ode bussare alla a porta, e accolti da “Buzz”- il padrone di casa – fanno il loro ingresso la sprezzante nobildonna Alice Stingler Marolla, l’eccentrico e scapestrato cognato e il noiosissimo professor Spencer. Ad attenderli in casa c’è la nota e chiacchierata ballerina del Priscilla, Miss Daisy Harlington Spencer, incidentata ad una gamba. Poco dopo, si aggiungono alla compagnia la restante parte degli invitati. Mr Marolla – proprietario del Priscilla e marito di Alice arriva accompagnato dai suoi dipendenti: la zitellona Ms Bright, contabile, e il brusco buttafuori McCane. Segue a ruota dall’anziano medico della famiglia Marolla: il Dr Littlewings.

La compagnia al completo si appresta ad una piccola cena formale tra vecchi amici e conoscenti, a base di esotico e rarissimo (per i tempi) cibo cinese, importato dal lontano oriente (leggesti il ristorante take away cinese all’angolo) appena in tempo per la serata….

Comincia così una delle più esilaranti serate di Halloween a cui abbia preso parte. Tra costumi ben studiati, piume di struzzo, monocoli, panciotti e bocchini, ha luogo una lunga recita ‘al buio’ collettiva che, col pretesto di un delitto di Borgesca ispirazione, mette in piazza fantasiose vite private dei personaggi fittizi e ironici dettagli delle vite reali dei partecipanti.

Sicuramente una serata riuscitissima, grazie all’impegno della nostra Daisy e (nella vita reale suo) “Buzz”.

Non svelerò, però, ulteriori dettagli, nel caso in cui la padrona di casa voglia rifare uso, in futuro, di tutta o parte dell’ambientazione.

Maria ti guarda con gli occhi un poco
come Venere loschi.
Cielo par che s’infoschi
quello sguardo, il suo accento è quasi roco.

Non è bella, né in donna ha quei gentili
atti, cari agli umani;
belle ha solo le mani,
mani da baci, mani signorili.

Dove veste, sue vesti son richiami
per il maschio, un’asprezza
strana di tinte. È mezza
bambina e mezza bestia. Eppure l’ami.

Sai ch’è ladra e bugiarda, una nemica
dei tuoi intimi pregi;
ma quanto più la spregi
più la vorresti alle tue voglie amica

Fanciulle – Umberto Saba

 

Stato

29 – La fortuna è una donna capricciosa e ubriaca

La fortuna non esiste o per lo meno mi sono sempre ostinata a credere profondamente che essa non sia altro che un dividendo a fronte di tanto sudore investito. Ma…

Dopo più di un anno, al vero quasi due, di totale assenza della grande meretrice dalla mia vita, essa si rifà viva in tenuta da Charleston (ogni riferimento non è casuale). Sono stata un po’ indecisa tra il prenderla a sprangate sul naso o spargere petali dove appoggia i piedi. E’ stata in vacanza, dice, si era stufata del mio noioso tran tran quotidiano. Per farsi perdonare ha portato una serie di piccoli presenti:

  • un biglietto di sola andata per il ritorno
  • un nuovo animale totem, più buffo e assurdo che mai
  • un giovane lupo di pianura
  • una scappatella nell’altro emisfero (ma questa è un’altra favolosa avventura)
  • e amici, tanti, con cui condividere il tavolo di questo immenso gioco aspettando la partenza

Con grande stupore e la gioia di un bambino la vigilia di Natale, mi preparo a liberare il pacchetto da chellophane e respiro prima di leggere attentamente le regole, che è sconsigliato questa volta, a questo tavolo, sbagliar la mossa.

Poco senno ha chi crede la fortuna

O con preghi o con lacrime piegare,

 E molto men chi crede lei fermare

Con senno con ingegno o arte alcuna.

(Giovanni Boccaccio)

P.S. che la troia, nel suo giro, offra un bicchiere di idromele anche a qualcuno dei miei amici che, per varie vicessitudini, meritano una visita (M., L. e V. bon courage)