Digressione

16.3 – figli del vento

Gli aquiloni sono un gioco strano, banale in sé e complicatissimo insieme. Ci sono aquiloni statici, per i contemplativi, vistosi aquiloni gonfiabili, iperattivi acrobatici, grintosi combattenti e… all’altro capo del filo ci sono gli aquilonisti, gente che lancia nel cielo i propri sogni e i propri progetti.

Gli aquilonisti sono un popolo eterogeneo, sociale (eh si, perché quando manca il vento… beh qualcosa devi pur fare), accogliente e aperto. C’è l’imprenditore facoltoso e l’operaio, c’è lo studente e il disoccupato, l’agricoltore, l’informatico, il percussionista, l’artista di street art, l’operatore Reiku. Per qualche giorno – ai raduni – ci si mescolano i progetti, le idee, gli stili di vita, mentre si chiacchiera con il naso all’insù ad annusare il tanto desiderato vento.

E quando di alza il vento… si brigliano le vele caricateo di sogni, ricordi e progetti, si strattonano i cavi e si spediscono nel cielo, sperando che il cielo, gli uccelli, o chiunque altro vi abiti sappiano che farne. Si vola, la musica nelle orecchie, gli occhiali da sole e il cappello da baseball ben calato sul naso, a cuor leggero.

C’era una donna / l’unica che ho avuto / aveva i seni piccoli / e il cuore muto
né in cielo né in terra / una casa possedeva / sotto un albero verde / dolcemente viveva
sotto un albero verde / dolcemente viveva.

Legato ai suoi fianchi / con un filo d’argento / un vecchio aquilone / la portava nel vento
e lei lo seguiva / senza fare domande / perché il vento era amico / e il cielo era grande
perché il vento era amico / e il cielo era grande.

Io le dissi ridendo / “Ma Signora Aquilone / non le sembra un po’ idiota / questa sua occupazione?”
Lei mi prese la mano e mi disse “Chissà / forse in fondo a quel filo / c’è la mia libertà
forse in fondo a quel filo / c’è la mia libertà”.
(Francesco De Gregori – Signora Aquilone)

Io ho portato a sgambare i miei draghi, gli fa bene. Giocano con gli altri draghi, fanno amicizia, poi magari si innamorano e volano via.

Stato

16.2 – se solo nevicasse

se solo nevicasse potrei mettermi alla finestra a guardare la neve, e a rincorrere i fiocchi di neve con la lingua.

se solo nevicasse potrei mettermi un pile e una giaccavento e uscire a mischiarmi col freddo

se solo nevicasse potrei cancellare scrivere e cancellare pensieri con un gesto di mano

se solo nevicasse, anche dietro questa finestra.

 

E’ proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
E’ proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perché le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.

(Pablo Neruda – E’ proibito)

Stato

16.1 – Demoni, draghi e altri piacevoli animali da compagnia

Abbiamo tutti i nostri demoni.

Qualcuno ha dei piccoli folletti molesti e incostanti che ogni tanto vengono a fargli visita e a rubargli i calzini, altri hanno demoni persistenti, veri e propri con tanto di corna, fiamme e nuvoloni di fumo. Qualche fortunato, al posto dei demoni ha draghi: grandi, grossi, incazzati, affamati e devastatori.

I draghi sono difficili da affrontare, puoi cercare un sasso abbastanza grosso sotto cui nasconderti, rintanarti sott’acqua o in grotta, oppure puoi dargli da mangiare un pony e provare a vedere se, sazi, per un po’ si placano. In genere non succede. Quando rimetti fuori la testa dal tuo nascondiglio, li trovi inevitabilmente lì ad aspettarti: narici fumanti e fauci spalancate.

I demoni sono un discorso a parte. Se smetti di averne paura, se smetti di scappare, coi demoni da sempre puoi scendere a patti (la letteratura è piena di aneddoti in merito a patti con diavoli e demoni). Così stanotte ho chiamato i miei demoni davanti a una Oude Kriek. Ce la siamo scolata, giocando ad Hive e siamo giunti ad un  accordo. Loro mi danno fiato per un po’, io gli sacrifico un paio di anime al mese. Poi fa trenta o quaranta anni vado fargli compagnia all’inferno, tanto non può avere un clima peggiore di certe estati a Bologna.

Chetati i demoni, indosserò l’armatura migliore, rievocherò il cavallo dalla tomba e partirò alla caccia del drago. Come San Giorgio.

Conta odierna:

  • demoni: 6
  • draghi: 1 + 1 in prestito
  • folletti: solo quello dei calzini. E mi è pure simpatico.

Se dovessi cadere nel profondo dell’Inferno
dentro un fiume nero come l’inchiostro
rotolare perduto tra i sacchi di immondizia
in un baratro senza ritorno,
Se dovessi sparire nei meandri della terra
e non vedere più la luce del giorno
ma è sempre soltanto la stessa vecchia storia e nessuno lo capirà
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi

(MCR -Morte di un poeta)

 

Digressione

16 – una notte d’estate un furetto…

Non so perché, ma ieri chiacchierando sul balcone con un amico mi è tornato in mente il furetto (Rosencrantz, o Polvere o Furo). Polvere è stato il primo, l’unico e l’ultimo furetto della mia vita. Non perché fosse troppo difficile da tenere, girava per casa come un gatto, né perché fosse cattivo (non si è mai neppure sbranato i gattini) o chissaché… semplicemente era l’animale più splendidamente dolce e stronzo che la natura abbia creato.

Ai posteri voglio tramandare alcune delle sue avventure più notevoli:

  1. In Via dei Mercanti si è infilato nel camino e ne è uscito baldanzoso e fiero e NERO, lasciando la scia di fuliggine per tutta la casa
  2. Ancora non sterilizzato marcava il territorio con le urine (sempre in Via dei Mercanti), poi ci pucciava la pancia e la strisciava lungo tutto il perimetro dell’appartamento
  3. Un giorno, sempre da Via dei Mercanti scappò di casa – una casa con ingresso sul ballatoio – e sparì per ore. Lo cercammo disperati per gli isolati attorno, chiedendo in giro se qualcuno avesse visto un furetto (sì e vaglielo a spiegare alla gente che cos’è un furetto), gridando dietro ogni tombino, finestrella e angoletto di tutto il quadrilatero romano. Il tutto per ritrovarlo ore dopo, lercio e putrido come un cadavere che usciva dal tombino di casa, con l’aria felice di chi aveva fatto baldoria con gli amici ratti tutti notta
  4. A Sauze, portato in giro nella neve, per fargli assaporare un po’ di frescura, si è attaccato al naso di un pastore tedesco, circa grande 100 volte più di lui. Il lupo ne è uscito uggiolante e mortificato (abbiamo staccato il furetto a mano) e lui tutto orgoglioso di avere insegnato il cagnolone il rispetto per quelli più piccoli
  5. Una Pasqua si sbranò tutti i coniglietti della Lindt che avevo comprato, dopo averli cacciati e rintracciati per tutta casa. Il pavimento era cosparsi di cadaveri di carta alluminata dorata e cioccolato al latte leccato a morte.
  6. Amava il sapone di Marsiglia, lo mangiava e poi lo ruttava in bollicine per tutta casa
  7. Quando ancora giovane lo portavamo in giro per Torino al guinzaglio si faceva coccolare da tutti, ed è stato più volte motivo di ilarità quando lo abbiamo spacciato per un topo marsupiale, un canguro ragno, un ratto siberiano e chi più ne ha più ne metta.
  8.  Non si era neppure mangiato i gattini neonati di Hestia, quando incautamente lascia la porta della sala aperta… contro ogni aspettative a sera lo trovai coi piccoli intento a rubare il latte alla grande mamma gatta.
  9. Si associava coi gatti, per le peggiori scorribande di furto mai note. Loro, agili, facevano in modo di fargli arrivare a portata di zampe le cose, e lui tenace e stronzo, apriva i pacchi (latte, scatolette, croccantini etc etc etc)… poi dividevano equamente.
  10. Una volta morto, e dopo aver passato una settimana agostana in freezer, ha avuto il corteo funebre più assurdo del mondo. Un branco di cavalli ha assistito al suo funerale illudendosi che nel sacchetto di carta ci fossero delle carote. Che amara delusione.

>°..°< ‘notte piccolo stronzo >°..°<