Digressione

36 – Scambi di ostaggi

L’amore non è uno scambio di ostaggi.
Non si ama qualcuno perché a sua volta ci ama, o perché ci riami indietro.
Non si smette di amare qualcuno perché non ci ama.
Non si pretende di essere riamati, anche se si, sarebbe bello, più bello.

L’amore è un prestito che si fa, ‘vuoto a perdere’.
Si ama per il gusto del gioco, per l’amore in sé, per sentirsi leggeri.
Si ama per condividere le cose stupide, le notti insonni, le corse sotto la pioggia, le risate.
Si ama qualcuno, per quello che è (o forse per quello che ci mostra di essere), pacchetto completo, all inclusive.
Gli si presta l’anima, gliela si lascia portare a spasso, per un po’.
Poi, come qualunque animale fedele, l’anima torna dal suo padrone, e l’amore finisce.

L’amore è un gioco masochista, sai comunque che andrà a finir male, in un pacchetto di sigarette fumate di corsa, sul fondo di un bicchiere di birra scura, possibilmente tripla.

La chimica invece… Che brutta roba è, ancora peggio dell’amore. Quando la pelle si riconosce nel corpo di un altro. Quando l’odore dell’altro è una droga e le mani non sanno restare, irrequiete, al loro posto.
La chimica, a differenza dell’amore, purtroppo, resta.

l’amore è un cane che viene dall’inferno – C. Bukowsky

Citazione

33.2 – Le 10 cose per cui vale la pena vivere, partire, restare. Reloaded.

Per simmetria riaggiorno la mia lista delle 10 cose per cui… La situazione è simmetrica a quella che mi spinse a fare quelle tre liste quasi 4 anni fa quando stavo lasciando Torino… ora a Torino ci rientro

LE DIECI COSE PER CUI VALE LA PENA VIVERE

  • Guardare la Pianura Padana dalla terrazza superiore della Sacra di San Michele, in una giornata limpida e tersa
  • il misto di esaltazione e paura che annuncia l’inizio di una nuova avventura o di un nuovo viaggio
  • le fusa disinteressate del gatto che ti si piazza prepotentemente sulla pancia in una giornata nera
  • gli errori, quando li fai, quando te ne accorgi e quando li ripeti
  • la neve quando cade a fiocconi densi e zittisce l’universo attorno
  • camminare, in giro per i sentieri di mezzo mondo
  • i compagni di viaggio che si incontrano e che condividono un pezzo più o meno lungo di strada
  • le notti in cui trovi un rifugio da te stesso
  • la buona birra
  • il buon cioccolato

LE 10 COSE PER CUI VALE LA PENA PARTIRE

  • Le mia alpi, visibili e vicine
  • finire il salasso economico continuo che vivere a Bologna implica e ricominciare a vivere su un altro tenore
  • il caldo allucinante d’estate
  • avere la mia famiglia vicino
  • i miei amici a Torino
  • le migliori opportunità di lavoro
  • la cioccolata e i dolci (da Pfatish a Gobino, da Samabaia a Fiorio)
  • la mia splendida casa con il parquet flottante e le porte verdi
  • la carne di fassona
  • l’esagerazione e lamentio tipicamente bolognose

LE DIECI COSE PER CUI VARREBBE LA PENA RESTARE

  • La tana del Luppolo e J.B.
  • Il circolo Evolution
  • l’odore dei tigli a maggio (che bel maggio quest’anno, che bel maggio è stato)
  • i miei nuovi amici di giochi e di luppolo
  • il mio gruppo di kendo
  • la libertà totale e incondizionata
  • i miei colleghi
  • l’ufficio in pieno centro
  • my S.O. & Co.
  • l’anima effimera

 

Well, I woke up in the morning
There’s frogs inside my socks
Your mama, she’s a-hidin’
Inside the icebox
Your daddy walks in wearin’
A napoleon bonaparte mask
Then you ask why I don’t live here
Honey, do you have to ask?

Well, I go to pet your monkey
I get a face full of claws
I ask who’s in the fireplace
And you tell me santa claus
The milkman comes in
He’s wearing a derby hat
Then you ask why I don’t live here
Honey, how come you have to ask me that?

Well, I asked for something to eat
I’m hungry as a hog
So I get brown rice, seaweed
And a dirty hot dog
I’ve got a hole
Where my stomach disappeared
Then you ask why I don’t live here
Honey, I gotta think you’re really weird.

Your grandpa’s cane
It turns into a sword
Your grandma prays to pictures
That are pasted on a board
Everything inside my pockets
Your uncle steals
Then you ask why I don’t live here
Honey, I can’t believe that you’re for real.

Well, there’s fist fights in the kitchen
They’re enough to make me cry
The mailman comes in
Even he’s gotta take a side
Even the butler
He’s got something to prove
Then you ask why I don’t live here
Honey, how come you don’t move?

(On the road again – Bob Dylan)

Digressione

33.1 – BoBo vorrei ma non posso…

Il BoBo (crasi di Bourgeois-Bohème) è, per definizione, un parigino di ceto agiato, tendenzialmente di sinistra, tendenzialmente ecologista, individualista e egoista, tendenzialmente hi-tech, apparentemente tollerante, alla moda ma non troppo. Baluardo del melting-pot mi mischio ma non troppo, dell’alternativo tout court, dello snobbismo culturale ma celato e perennemente malato di sindrome di superiorità. Questa per lo meno ne è grossomodo la declinazione francese.

La declinazione italiana del BoBo, non è altro che la versione sfigata del cugino francese. Perché chi in Italia ha redditi da BoBo d’oltralpe  (> 100.000 € l’anno) indugia nella vita da vecchio borghese: figli, macchinone, scuola privata, tata, vestitino d’Armani… Quini a fare i BoBo restiamo noi.

  • Abbiamo 30-45 anni (come i cugini),
  • viviamo da soli o in piccoli branchi (per rispetto del territorio e del diritto di tutti ad avere una casa, per la compagnia o più verosimilmente perchè siamo poveri in canna)
  • Abbiamo uno smartphone più grosso di noi attaccato alle dita (pagato a rate) in cui pianifichiamo gli appuntamenti, segnamo la lista della spesa, archiviamo le cose importanti e soprattutto giochiamo a candy crush saga
  • Sembriamo sempre usciti da una asciugatrice, perché occuparsi troppo della moda e dell’aspetto è dozzinale, ma siamo grossomodo firmati e soprattutto non possiamo permetterci una colf e un’estetista / parrucchiere tutte le settimane
  • Abbiamo gli hobby che gli altri non hanno (il kendo, i giochi da tavolo, la ceramica, il cinema d’essai) un po’ perché ci piace davvero così, un po’ per spirito di gruppo un po’ perché la massa proprio quella ci fa schifo. E a noi piace elevarci dalla massa, ci piace provare schifo.
  • Abbiamo settecento paranoie che ci rendono speciali: allergie all’ozono, ideologie deliranti, religioni improbabili.
  • Mangiamo roba improbabile quando ce ne ricordiamo: i polli che finiscono nel nostro pancino erano polli felici che dormivano su trespoli di argento, i pesci sono stati pescati e congelati alla fonte in un oceano iperpulito dall’altra parte del globo, il cioccolato è di Gobino o al più di Modica, i tortellini sono stati fatti a mano dalla ‘sdaura centenaria, e il whisky ha fatto almeno tre volte il giro del globo in una botte di seta prima di giungere sulla nostra tavola. La birra che beviamo è esclusivamente artigianale, e il vino è sempre DOC. Ovviamente per poterci permettere tutto questo poi beviamo l’acqua del rubinetto e pranziamo a insalata alla mensa aziendale (se pranziamo, a volte no, specie verso fine mese)
  • Abbiamo lavori altisonanti, che pagano poco, ci occupano tantissimo tempo e nessuno riesce mai esattamente a capire esattamente di cosa ci occupiamo: siamo i social media manager, i personal trainers, i business analyst, i family bankers….
  • Facciamo la raccolta differenziata e siamo profondamente preoccupati per il futuro del nostro pianeta, in fondo non abbiamo nulla di meglio di cui preoccuparci…
  • Abbiamo sporadiche vacanze alternative ma parimenti (o più) costose: andiamo a piedi dove gli altri vanno in macchina, andiamo da soli dove gli altri vanno nei viaggi organizzati, soggiorniamo in hotel extra-lusso e super silenziosi dove gli altri stanno nei villaggi turistici
  • Siamo le divinità segrete delle relazioni instabili, esempi viventi – per non-scelta, per paura o per sfiga, per perenne sindrome di trilly o di Peter Pan – del LAT(1)  e del DINKS(2) , nonchè grandi apostoli del ‘non sai quanto è bello stare da soli’ e del ‘non mi sento pronto per una storia seria’.
  • Abitiamo mansarde microscopiche in centro perché sono intime e comode, case sperdute nella pianura perché amiamo la natura, o appartamenti pluri-single perché ci piace la compagnia, e non diremmo mai di non poterci permettere un’abitazione come dio comanda, non con tutti i vizi di cui sopra…

Insomma affrontiamo la vita come se fosse un grande hobby, un giocattolone che facciamo un po’ fatica a permetterci. Criticateci, voi che potete. Noi siamo troppo impegnati a non prenderci troppo sul serio.

(1) LAT : Living Apart Together – coppie relativamente stabili che decidono di vivere in abitazioni separate anziché eleggere una comune dimora (per mantenere i propri spazi, per tenere fresca la relazione, per il gusto dell’attesa del tempo speso assieme, per tenere il piede in due luoghi, per mantenere la propria autonomia, per evitare commistioni finanziarie, per non avere obblighi di gestione etc etc)

(2) DINK(Y): Dual Income, No Kids (Yet) – Coppie che, avendo due stipendi, non hanno avuto (ancora) figli e pertanto posso liberamente avvalersi di un tenore di vita superiore alla media e permettersi sfizi.

 

Stato

32 – storie d’amore con i crampi

Seduto al tavolo della cucina di casa mia, un’amico mi racconta della sua storia d’amore con i crampi. E’ l’ennesima storia (compresa la mia) che sento quest’anno.

L’amore – i libri e i nostri vecchi – ce l’avevano raccontato diversamente. Ok, nessuno di noi è il Candide di Voltaire, ma tutti, o molti, abbiamo creduto che costruire una vita con qualcuno fosse un progetto fattibile, dato un congruo impegno di tempo, di energie, e una ostinazione notevole. Poi la realtà si è dimostrata più fantasiosa, e con una creatività decisamente Lovecraftiana.

Il mio amico ha l’aria un po’ stropicciata, gli hanno passato per l’ennesima volta l’anima nella centrifuga e poi nell’asciugatrice. L’ennesima volta, l’ennesimo ciclo caldo-freddo-bagnato-asciutto-appallottolato-stirato. All’ennesimo ciclo, ti rendi conto che rischi l’usura, lo strappo, come un vecchio lenzuolo troppo candeggiato. Se sei intelligente, se hai un po’ di spirito di conservazione, sai che man mano che il giro si ripete rischi di non riuscire più a rialzarti. Allora decidi che il prossimo lavaggio è l’ultimo a cui ti sottoporrai e cominci a prepararti mentalmente all’atterraggio. Fissi una data (sperando inutilmente  in cuor tuo che nel raggio di una settimana, un mese o tre la tua relazione torni ad essere rose e fiori) e ti fai un piano di emergenza. Poi aspetti l’atomica, sai già la data in cui il tuo mondo conosciuto imploderà per poi ri-esplodere sotto nuove forme. Sai che ne uscirai ustionato, ma vivo.

Vorrei aiutare la persona che mi trovo davanti. E mi rendo conto che la cosa migliore che posso fare è rispondere alle domande che mi vengono fatte, abbracciarla e dirgli che “poi passa, passa tutto prima o poi“… e mi ricorda qualcosa e mi ricorda qualcuno.

“there is a loneliness in this world so great
that you can see it in the slow movement of
the hands of a clock.

people so tired
mutilated
either by love or no love.

people just are not good to each other
one on one.

the rich are not good to the rich
the poor are not good to the poor.

we are afraid.

our educational system tells us
that we can all be
big-ass winners.

it hasn’t told us
about the gutters
or the suicides.

or the terror of one person
aching in one place
alone

untouched
unspoken to

watering a plant.”
Charles Bukowski, Love is a Dog from Hell

 

Digressione

29.1 – l’amore è un cavallo

Sarà che i cavalli hanno accompagnato gran parte della mia vita, sarà che a tutti gli effetti i cavalli sono stati la mia prima vera passione. Per me, l’amore, ha sempre le fattezze  di un cavallo più o meno sporco, più o meno malconcio.

A volte l’amore è  uno stallone inglese: Splendido e luccicante, ma bizzoso, irascibile e incostante. Si avvicina spavaldo e affettuoso e poi  si scosta. Una volta ti annusa e e la volta dopo ti schiva, e poi ricomincia il balletto. Infine si impenna e ti fugge lontano, mentre tu rimani a guardare la polvere e a chiederti se ti è passato davvero vicino o l’hai solo immaginato.

L’amore può essere anche un bardotto: a prima vista sembra un cavallo e nitrisce, ma dentro è un asino e il suo animo raglia. Morde, tira e scalcia e non riesci a ottenerne nulla di buono. Quando ti accorgi del piccolo inganno, la cosa migliore che ne puoi fare è una bella grigliata di carne, con tanto vino e buoni amici. Tanto è inutile frustare un asino sulla pista da galoppo, non ce la può fare, in nessun modo.

Infine l’amore può essere una giumenta araba: leggiadra e fiduciosa. Ti sceglie con calma e ti cammina affianco senza strappare. Si presenta un po’ magra e impolverata, ma dopo un po’ di lavoro di striglia e qualche secchio di fieno ti appare nelle sue vesti sfavillanti di figlia del deserto.

 E Allah prese una manciata di vento del sud, ci soffiò sopra, e creò il cavallo. “Che tu possa volare senza ali e conquistare la terra senza una spada, cavallo!” (uan leggenda berbera)

 

Stato

19 – anime effimere

Grande, splendida anima dell’ horror vacui, anima inquieta e poco cosciente, anima stracciata e ricucita maldestramente, piccola anima in fuga. Anima affine. Anima mundi.

Avrei voluto conoscerti prima delle notti dei cristalli. Ora mi toccherà errare e cercarti per le prossime mille vite. Nella prossima saremo due moscerini della frutta, nati su ceste di frutta diverse. Pur vivendo a pochi metri di distanza, il tramonto, la fine del mondo, ci vedrà ancora stranieri. Ci sarà poi la vita da falene, a svolazzare imperterriti attorno a lampadine diverse, già notturni, già insonni. Poi verrà la vita da mammiferi: io gatto e tu cane, un’amore impossibile. Un giorno mi reincarnerò in un cavallo, giumenta araba del color del deserto. Tu, tu sarai l’irrequieto frisone morello dall’altra parte della staccionata. Infine tra mille e mille anni, ci ritroveremo umani entrambi, di nuovo. E camminando sotto la cupola artificiale di un altro pianeta ci sbatteremo addosso, ragazzi. Ritroverò i tuoi cangianti occhi a mandorla ancora limpidi e tu rimarrai stupito dai miei occhi nocciola allungati e sfuggenti, ancora arroganti e ancora orgogliosi. Senza sapere perché, senza conoscerci, ci abbracceremo d’istinto sotto altre stelle. Allora, allora forse, avremo un po’ di tempo.

(anche questo è un post che è rimasto intrappolato tra tastiera e rete per parecchio tempo… lo lascio libero, il giorno del mio compleanno.)

si fa presto a cantare che il tempo sistema le cose

si fa un pò meno presto a convincersi che sia così

io non so se è proprio amore:

faccio ancora confusione

so che sei la più brava a non andarsene via

forse ti ricordi ero roba tua

non va più via l’odore del sesso che hai addosso

si attacca qui all’amore che posso che io posso

e ci siamo mischiati la pelle le anime le ossa

ed appena finito ognuno ha ripreso le sue

tu che dentro sei perfetta mentre

io mi vado stretto

tu che sei così brava a rimanere mania

(Ligabue – l’odore del sesso)

Stato

16.2 – se solo nevicasse

se solo nevicasse potrei mettermi alla finestra a guardare la neve, e a rincorrere i fiocchi di neve con la lingua.

se solo nevicasse potrei mettermi un pile e una giaccavento e uscire a mischiarmi col freddo

se solo nevicasse potrei cancellare scrivere e cancellare pensieri con un gesto di mano

se solo nevicasse, anche dietro questa finestra.

 

E’ proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
E’ proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perché le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.

(Pablo Neruda – E’ proibito)