Stato

23 – un mondo peloso

Ed è la stagione della muta.
Che non è grave se vivi una vita normale e sei un umano.
Ma se hai dei gatti e per di più a pelo lungo, la cosa si complica.

Sì perchè al tempo della muta, con dei gatti a pelo lungo il mondo cambia aspetto: diventa peloso.
Apri lo zaino e ci trovi dei peli. pazienza.
Apri il portafoglio e ci trovi dei peli. vabbeh.
I tuoi vestiti sono pieni di pelo. cazzo. Ti tocca vestirti nei colori del pelo dei gatti, così si nota meno.
Il tuo letto è pieno di pelo. hmmm. Forse così risultetà più caldo.
Le mutande sono piene di pelo. ops.
Ti svegli al mattino sputando pelo, un po’ come il gatto che rimette il bolo di pelo accumulato nello stomaco. Disagevole.
Ma quando di trovi alle 2 del mattino (si cambio le lenzuola a notte fonda, ebbeh?) con la spazzaola di velluto in mano a cambiare le lenzuola cercando disperatamente di togliere il pelo che è rimasto attaccato nonostante la lavatrice alle lenzuola teoricamente pulite, ti viene il dubbio che la situazione stia diventando critica e che forse avresti dovuto optare per una famiglia di sphinx (Ndr: gatti glabri).
Ne hai la certezza quando al mattino ti trovi in faccia un groviglio di peli e barba. E ti ricordi che non hai la barba perchè sei femmina. Allora è tutto pelo. Ommioddio. Un mattino il mostro del pelo di muta mi avrà fagocitata direttamente.

Stato

19 – anime effimere

Grande, splendida anima dell’ horror vacui, anima inquieta e poco cosciente, anima stracciata e ricucita maldestramente, piccola anima in fuga. Anima affine. Anima mundi.

Avrei voluto conoscerti prima delle notti dei cristalli. Ora mi toccherà errare e cercarti per le prossime mille vite. Nella prossima saremo due moscerini della frutta, nati su ceste di frutta diverse. Pur vivendo a pochi metri di distanza, il tramonto, la fine del mondo, ci vedrà ancora stranieri. Ci sarà poi la vita da falene, a svolazzare imperterriti attorno a lampadine diverse, già notturni, già insonni. Poi verrà la vita da mammiferi: io gatto e tu cane, un’amore impossibile. Un giorno mi reincarnerò in un cavallo, giumenta araba del color del deserto. Tu, tu sarai l’irrequieto frisone morello dall’altra parte della staccionata. Infine tra mille e mille anni, ci ritroveremo umani entrambi, di nuovo. E camminando sotto la cupola artificiale di un altro pianeta ci sbatteremo addosso, ragazzi. Ritroverò i tuoi cangianti occhi a mandorla ancora limpidi e tu rimarrai stupito dai miei occhi nocciola allungati e sfuggenti, ancora arroganti e ancora orgogliosi. Senza sapere perché, senza conoscerci, ci abbracceremo d’istinto sotto altre stelle. Allora, allora forse, avremo un po’ di tempo.

(anche questo è un post che è rimasto intrappolato tra tastiera e rete per parecchio tempo… lo lascio libero, il giorno del mio compleanno.)

si fa presto a cantare che il tempo sistema le cose

si fa un pò meno presto a convincersi che sia così

io non so se è proprio amore:

faccio ancora confusione

so che sei la più brava a non andarsene via

forse ti ricordi ero roba tua

non va più via l’odore del sesso che hai addosso

si attacca qui all’amore che posso che io posso

e ci siamo mischiati la pelle le anime le ossa

ed appena finito ognuno ha ripreso le sue

tu che dentro sei perfetta mentre

io mi vado stretto

tu che sei così brava a rimanere mania

(Ligabue – l’odore del sesso)

Digressione

16.3 – figli del vento

Gli aquiloni sono un gioco strano, banale in sé e complicatissimo insieme. Ci sono aquiloni statici, per i contemplativi, vistosi aquiloni gonfiabili, iperattivi acrobatici, grintosi combattenti e… all’altro capo del filo ci sono gli aquilonisti, gente che lancia nel cielo i propri sogni e i propri progetti.

Gli aquilonisti sono un popolo eterogeneo, sociale (eh si, perché quando manca il vento… beh qualcosa devi pur fare), accogliente e aperto. C’è l’imprenditore facoltoso e l’operaio, c’è lo studente e il disoccupato, l’agricoltore, l’informatico, il percussionista, l’artista di street art, l’operatore Reiku. Per qualche giorno – ai raduni – ci si mescolano i progetti, le idee, gli stili di vita, mentre si chiacchiera con il naso all’insù ad annusare il tanto desiderato vento.

E quando di alza il vento… si brigliano le vele caricateo di sogni, ricordi e progetti, si strattonano i cavi e si spediscono nel cielo, sperando che il cielo, gli uccelli, o chiunque altro vi abiti sappiano che farne. Si vola, la musica nelle orecchie, gli occhiali da sole e il cappello da baseball ben calato sul naso, a cuor leggero.

C’era una donna / l’unica che ho avuto / aveva i seni piccoli / e il cuore muto
né in cielo né in terra / una casa possedeva / sotto un albero verde / dolcemente viveva
sotto un albero verde / dolcemente viveva.

Legato ai suoi fianchi / con un filo d’argento / un vecchio aquilone / la portava nel vento
e lei lo seguiva / senza fare domande / perché il vento era amico / e il cielo era grande
perché il vento era amico / e il cielo era grande.

Io le dissi ridendo / “Ma Signora Aquilone / non le sembra un po’ idiota / questa sua occupazione?”
Lei mi prese la mano e mi disse “Chissà / forse in fondo a quel filo / c’è la mia libertà
forse in fondo a quel filo / c’è la mia libertà”.
(Francesco De Gregori – Signora Aquilone)

Io ho portato a sgambare i miei draghi, gli fa bene. Giocano con gli altri draghi, fanno amicizia, poi magari si innamorano e volano via.

Stato

16.1 – Demoni, draghi e altri piacevoli animali da compagnia

Abbiamo tutti i nostri demoni.

Qualcuno ha dei piccoli folletti molesti e incostanti che ogni tanto vengono a fargli visita e a rubargli i calzini, altri hanno demoni persistenti, veri e propri con tanto di corna, fiamme e nuvoloni di fumo. Qualche fortunato, al posto dei demoni ha draghi: grandi, grossi, incazzati, affamati e devastatori.

I draghi sono difficili da affrontare, puoi cercare un sasso abbastanza grosso sotto cui nasconderti, rintanarti sott’acqua o in grotta, oppure puoi dargli da mangiare un pony e provare a vedere se, sazi, per un po’ si placano. In genere non succede. Quando rimetti fuori la testa dal tuo nascondiglio, li trovi inevitabilmente lì ad aspettarti: narici fumanti e fauci spalancate.

I demoni sono un discorso a parte. Se smetti di averne paura, se smetti di scappare, coi demoni da sempre puoi scendere a patti (la letteratura è piena di aneddoti in merito a patti con diavoli e demoni). Così stanotte ho chiamato i miei demoni davanti a una Oude Kriek. Ce la siamo scolata, giocando ad Hive e siamo giunti ad un  accordo. Loro mi danno fiato per un po’, io gli sacrifico un paio di anime al mese. Poi fa trenta o quaranta anni vado fargli compagnia all’inferno, tanto non può avere un clima peggiore di certe estati a Bologna.

Chetati i demoni, indosserò l’armatura migliore, rievocherò il cavallo dalla tomba e partirò alla caccia del drago. Come San Giorgio.

Conta odierna:

  • demoni: 6
  • draghi: 1 + 1 in prestito
  • folletti: solo quello dei calzini. E mi è pure simpatico.

Se dovessi cadere nel profondo dell’Inferno
dentro un fiume nero come l’inchiostro
rotolare perduto tra i sacchi di immondizia
in un baratro senza ritorno,
Se dovessi sparire nei meandri della terra
e non vedere più la luce del giorno
ma è sempre soltanto la stessa vecchia storia e nessuno lo capirà
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi

(MCR -Morte di un poeta)