Stato

5.2 – Piccola città, bastardo posto.

Ho fatto le ore piccole stanotte. Provando a vivere succede. E poi ho sempre amato profondamente la notte, è bella, luccicante e mia.

Come diretta conseguenza, stamattina ero uno zombie. In zombesco dichiaro in ascensore, per l’appunto, di aver fatto mattina… e quella stessa dichiarazione mi viene riportata a pranzo via sms da tutt’altra persona, con mio grande stupore. Coast to coast in 3 ore.

Bologna è una città veramente piccola, mi fa paura. Comincerò a strisciare attraverso in coni d’ombra.

Piccola città, bastardo posto, 
appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via; 
piccola città io ti conosco, 
nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio, 
ma sono qui nei pensieri le strade di ieri,

(Piccola Città – Guccini)

Digressione

5.1 – Dialogo con l’amore

Capita a volte di avere dei dialoghi coll’amore, l’amore in sé. L’amore – che si traveste spesso da dolce bambino alato – è spesso una creatura crudele (non per nulla esiste il concetto di Eros e Thanatos) che di diverte a giocare con le nostre debolezze: ti lusinga, ti inorgoglisce, ti ricatta e poi se riesce di abbatte. Insomma è un vampiro.

L’ultima volta che ho l’ho incontrato era vestito del velluto luccicante di una notte di gennaio.

ti va di giocare? – mi chiese. Accettai di giocare con lui per un po’ e da allora abbiamo fatto un bel pezzo di strada insieme.

ti va di rinunciare alla tua tranquillità? – continuò. Con un sorriso furbetto feci volare la mia tranquillità dalle scale.

ti va di rinunciare a quello che hai? – rincarò le cose. Forte del mio coraggio raccolsi i miei quattro stracci e lo seguii.

Un giorno poi mi chiese – ti va di rinunciare a i tuoi sogni? – E con le lacrime agli occhi chiusi i miei sogni in un baule di metallo e li seppellii dove potessero dormire per sempre al caldo.

Quando poi mi chiese – ti va di rinunciare a quello che sei? – Il mio orgoglio ha preso l’amore e l’ho buttato giù per le scale, gli ha fatto fare fagotto e lo ha chiuso in un baule seppellendolo dove avrebbe potuto giocare da solo con Thanatos per il resto dei tempi. Forse non era la risposta che si aspettava.

Ho imparato che bisogna saperlo prendere, Cupido, e saperci giocare come si gioca con un cucciolo di tigre: con l’armatura addosso e la frusta a portata di meno. Soprattutto quando si incontra Cupido, occorre tener bene le redini del dialogo.

You put me on a line and hung me out to dry 
Darling that’s when I decided to go to see you 
You cut me down to size and opened up my eyes 
Made me realize what I could not see 

(Coldplay – Swallowed In The Sea)

Stato

5 – Elefanti nani

Chiunque abbia fatto un po’ di attività outdoor (equitazione, sci, trekking, etc.) sa che spesso si marcia, a passo svelto e magari sovrappensiero, in fila indiana.

Per ovvi motivi di praticità il primo che avvista una possibile fonte di problemi / difficoltà / disagio, lo comunica alle persone che lo seguono, che, a loro volta passano la parola. Così normalmente si urla pietra! quando si smuove una pietra sul sentiero e rotola a valle, o occhio a…! se c’è qualcosa in bilico, un appiglio che non regge o similia. Quale che sia l’origine dell’avviso, l’essenzialità, la chiarezza e l’immediatezza della comunicazione in  questione sono fondamentali.

Ieri ho passato una bella giornata a cavallo sugli appennini con l’Associazione Turismo Equestre Cavaioni. Abbiamo fatto un lungo giro spesso tra i boschi.

Avendo piovuto nei giorni precedenti, la situazione del terreno in genere, e nel bosco specialmente, richiedeva una certa attenzione da parte di cavalli, cavalieri e amazzoni. Quindi gli avvisi, che arrivavano in fondo alla file (chiudevo con un altro cavallo la gita) erano piuttosto frequenti e variati. fango (sul fango i cavalli scivolano, specie in discesa), ramo (e qui i casi sono molti. Ramo basso -> appiattisciti sul collo del cavallo, ramo sporgente -> tieni la destra o la sinistra per evitare che ti conficchi in una gamba o peggio che si conficchi nel fianco del cavallo), tronco (controlla che il cavallo lo salti, scavalchi, ci giri intorno, insomma faccia quel che vuole, basta non volare entrambi per terra), ginocchia (il passaggio è stretto, attenzione a non fracassarsi le ginocchia), buca, massi

Ogni 5 minuti mi arrivava l’informazione di una criticità e diligentemente la passavo al cavallo di coda, se c’era (spesso ero io), MA…

Ma quando nel bosco fitto, lato torrente, in mezzo al fango mi arrivata un messaggio troppo lungo per essere acquisito e compreso (fango, ginocchia, tronco, buca, rami e rami bassi, pietre. Insomma di tutto un po’), ho passato un riassunto: attenzione! Elefanti Nani!.

Seguono grandi risate del cavallo di coda (anche i cavalli ridono), e cavaliere irrimmediabilmente incastrato nei rami.

Lo so, sono una brutta persona.