35 – si ritorna a casa

Giorno + 239. Oggi è arrivata la conferma ufficiale. Si ritorna a casa.

conseguentemente alla sua richiesta di trasferimento allegata alla presente ed in accordo con i suoi Responsabili sono a confermarLe che con decorrenza xx/xx/xx è stato disposto il Suo trasferimento nell’ambito della stessa Direzione/Servizio di attuale appartenenza presso l’ufficio xxxxx con sede di lavoro a xxxxx (TO) – xxx xxxxx, xx.

Restano 16 giorni per:

  • preparare l’esodo
  • salutare le persone e i luoghi che hanno popolato questi ultimi 239 giorni
  • fare foto
  • preparare il rientro a Torino
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Citazione

33.2 – Le 10 cose per cui vale la pena vivere, partire, restare. Reloaded.

Per simmetria riaggiorno la mia lista delle 10 cose per cui… La situazione è simmetrica a quella che mi spinse a fare quelle tre liste quasi 4 anni fa quando stavo lasciando Torino… ora a Torino ci rientro

LE DIECI COSE PER CUI VALE LA PENA VIVERE

  • Guardare la Pianura Padana dalla terrazza superiore della Sacra di San Michele, in una giornata limpida e tersa
  • il misto di esaltazione e paura che annuncia l’inizio di una nuova avventura o di un nuovo viaggio
  • le fusa disinteressate del gatto che ti si piazza prepotentemente sulla pancia in una giornata nera
  • gli errori, quando li fai, quando te ne accorgi e quando li ripeti
  • la neve quando cade a fiocconi densi e zittisce l’universo attorno
  • camminare, in giro per i sentieri di mezzo mondo
  • i compagni di viaggio che si incontrano e che condividono un pezzo più o meno lungo di strada
  • le notti in cui trovi un rifugio da te stesso
  • la buona birra
  • il buon cioccolato

LE 10 COSE PER CUI VALE LA PENA PARTIRE

  • Le mia alpi, visibili e vicine
  • finire il salasso economico continuo che vivere a Bologna implica e ricominciare a vivere su un altro tenore
  • il caldo allucinante d’estate
  • avere la mia famiglia vicino
  • i miei amici a Torino
  • le migliori opportunità di lavoro
  • la cioccolata e i dolci (da Pfatish a Gobino, da Samabaia a Fiorio)
  • la mia splendida casa con il parquet flottante e le porte verdi
  • la carne di fassona
  • l’esagerazione e lamentio tipicamente bolognose

LE DIECI COSE PER CUI VARREBBE LA PENA RESTARE

  • La tana del Luppolo e J.B.
  • Il circolo Evolution
  • l’odore dei tigli a maggio (che bel maggio quest’anno, che bel maggio è stato)
  • i miei nuovi amici di giochi e di luppolo
  • il mio gruppo di kendo
  • la libertà totale e incondizionata
  • i miei colleghi
  • l’ufficio in pieno centro
  • my S.O. & Co.
  • l’anima effimera

 

Well, I woke up in the morning
There’s frogs inside my socks
Your mama, she’s a-hidin’
Inside the icebox
Your daddy walks in wearin’
A napoleon bonaparte mask
Then you ask why I don’t live here
Honey, do you have to ask?

Well, I go to pet your monkey
I get a face full of claws
I ask who’s in the fireplace
And you tell me santa claus
The milkman comes in
He’s wearing a derby hat
Then you ask why I don’t live here
Honey, how come you have to ask me that?

Well, I asked for something to eat
I’m hungry as a hog
So I get brown rice, seaweed
And a dirty hot dog
I’ve got a hole
Where my stomach disappeared
Then you ask why I don’t live here
Honey, I gotta think you’re really weird.

Your grandpa’s cane
It turns into a sword
Your grandma prays to pictures
That are pasted on a board
Everything inside my pockets
Your uncle steals
Then you ask why I don’t live here
Honey, I can’t believe that you’re for real.

Well, there’s fist fights in the kitchen
They’re enough to make me cry
The mailman comes in
Even he’s gotta take a side
Even the butler
He’s got something to prove
Then you ask why I don’t live here
Honey, how come you don’t move?

(On the road again – Bob Dylan)

Stato

30.1 – flash back. Una cena (con delitto) 90 anni fa.

Halloween 2014, una casa in Bolognina, 21:00 circa. La curve dello spazio tempo si piega per un attimo e ci troviamo in un altro tempo, in un altro luogo. Siamo negli anni ’20 del secolo scorso, a Londra.

Si ode bussare alla a porta, e accolti da “Buzz”- il padrone di casa – fanno il loro ingresso la sprezzante nobildonna Alice Stingler Marolla, l’eccentrico e scapestrato cognato e il noiosissimo professor Spencer. Ad attenderli in casa c’è la nota e chiacchierata ballerina del Priscilla, Miss Daisy Harlington Spencer, incidentata ad una gamba. Poco dopo, si aggiungono alla compagnia la restante parte degli invitati. Mr Marolla – proprietario del Priscilla e marito di Alice arriva accompagnato dai suoi dipendenti: la zitellona Ms Bright, contabile, e il brusco buttafuori McCane. Segue a ruota dall’anziano medico della famiglia Marolla: il Dr Littlewings.

La compagnia al completo si appresta ad una piccola cena formale tra vecchi amici e conoscenti, a base di esotico e rarissimo (per i tempi) cibo cinese, importato dal lontano oriente (leggesti il ristorante take away cinese all’angolo) appena in tempo per la serata….

Comincia così una delle più esilaranti serate di Halloween a cui abbia preso parte. Tra costumi ben studiati, piume di struzzo, monocoli, panciotti e bocchini, ha luogo una lunga recita ‘al buio’ collettiva che, col pretesto di un delitto di Borgesca ispirazione, mette in piazza fantasiose vite private dei personaggi fittizi e ironici dettagli delle vite reali dei partecipanti.

Sicuramente una serata riuscitissima, grazie all’impegno della nostra Daisy e (nella vita reale suo) “Buzz”.

Non svelerò, però, ulteriori dettagli, nel caso in cui la padrona di casa voglia rifare uso, in futuro, di tutta o parte dell’ambientazione.

Maria ti guarda con gli occhi un poco
come Venere loschi.
Cielo par che s’infoschi
quello sguardo, il suo accento è quasi roco.

Non è bella, né in donna ha quei gentili
atti, cari agli umani;
belle ha solo le mani,
mani da baci, mani signorili.

Dove veste, sue vesti son richiami
per il maschio, un’asprezza
strana di tinte. È mezza
bambina e mezza bestia. Eppure l’ami.

Sai ch’è ladra e bugiarda, una nemica
dei tuoi intimi pregi;
ma quanto più la spregi
più la vorresti alle tue voglie amica

Fanciulle – Umberto Saba

 

Stato

29.2 – La mia vita in una scatola di cartone

Mi impongo di essere ottimista, di confidare nel meglio, agire per esso e – come sempre – tenermi una scialuppa di salvataggio nel caso succedesse il peggio. Quindi nonostante le notizie incerte e due persone a cui tengo in ospedale, per motivi vari, oggi, penso agli scatoloni del trasloco.

Nella mia avventura bolognese, gli scatoloni sono diventati ormai una routine quasi rassicurante. Ho fatto scatoloni a febbraio del 2011, li ho rifatti a aprile del 2012, ancora ne ho fatti a dicembre del 2012 e a giugno del 2014. E li rifaccio ora. Stranamente, gli scatoloni li faccio sempre da sola, anche se questa volta, almeno, c’è una ragione fondata.

Così con aria furtiva mi sono presentata al supermarket davanti a casa (dove peraltro non mi vedono mai) e ne sono uscita con cinque scatoloni stropicciati di varia natura: scatoloni dei tetrapack del latte, scatoloni delle bottiglie di vino bianco, scatoloni azzurri delle uova… uscendo dal supermarket, con gli scatoloni colorati in mano, ammetto, mi sentivo un po’ un barbone di altri tempi.

Comincio sempre dai libri. Amo i libri e me li porto dietro di casa in casa come una rassicurante coperta di Linus, una coperta di parole, del peso approssimativo di un quintale. Ho libri che sono ancora negli scatoloni dell’ultimo trasloco, non li ho disimballati, ma sono lì e mi guardano benigni da dentro il cartone ondulato. Ne sento lo sguardo e so che comunque ci sono, vicini ai miei occhi anche se non visibili. Ho libri in cantina, nelle cantine di due case diverse. Ho libri nelle dependance estive familiari, sparsi sul territorio di una nazione, e libri in valigie e zaini che attendono ancora di essere disfatti.

Ci sarà il momento dei vestiti, con le sue problematiche insolubili. Ha senso, fare qui, ora, il cambio degli armadi, o è meglio tener duro in abiti estivi fino a fine dicembre? (Svegliarsi stamane con un caldo 7° sembra puntare verso una certa soluzione) e quei vestiti che mi stanno ormai un po’ più che larghi, me li porterò dietro? E quale montgomery abbandonare su questo terreno straniero?

Poi, poi verrà il tempo del resto: vestiti, ornamenti, elettrodomestici, stoviglie e altri ammennicoli vari, e per ognuno di essi, lancerò una monetina per decidere cosa portarmi dietro e cosa lasciare indietro. Ho deciso di lasciare al caso la scelta, magari saprà crearmi, associando gli oggetti a caso, ricordi migliori di quelli che mi porterei dietro scientemente.

E poi ci sono i luoghi e gli amici di questi ultimi otto mesi che non posso inscatolare e portar via con me, e di quelli prenderò una foto, in bianco e nero, da portarmi via al loro posto.

Why am I the one always packing all my stuff
I think I kinda like it but I might of had too much

I’ll move back down to this western town
When they find me out make no mistake about it

(Fun – Why am I the one)

Digressione

15 – Luis Vuitton e la mantide

Al baretto quasi sotto casa non ci vado quasi mai, quasi più. Nella mia vita precedente ci andavo spesso e tra quelle quattro mura ho fatto più di un’amicizia, amici che ho lasciato indietro, come quel luogo. Ma l’altra sera mi è saltata la serata, mi è saltata tardi per recuperarla e ormai ero nei paraggi…

quindi con quello stesso spirito con cui si sfoglia un album di foto ricordi, mi sono recata al bar a prendere un aperitivo.

Come previsto al bar ho trovato qualche vecchio amico, e qualcheduno nuovo. Sono stropicciati come me. Hanno una vita più o meno caotica, più o meno in ricostruzione e si barcameno tra il sonno arretrato, l’alcol, e qualche avventura. Buffa combricca di post-adolescenti un po’ attempati disillusi dalla vita e cinicamente romantici.

Avevamo una vita, progetti, piani, una volta. Poi è volato tutto per aria, a chi in un modo a chi nell’altro. E ora viviamo alla giornata come moscerini della frutta. Niente progetti, niente futuro, ma si, tanta vita, ma proprio tanta (quanta non ne avevi neanche a vent’anni).

Così tra racconti della fine del mondo, gin/vodka & tonic, prese per i fondelli e discussioni pseudo lavorative si finisce sempre lì… sulle disquisizioni in merito all’amore e ai suoi massimi sistemi.

L’amore è una cosa strana. Anche quando ha leso la tua fiducia, ti ha smontato la vita e rivoltato come un calzino, ancora in qualche modo ci credi e ancora lo cerchi. O meglio lo cerchi e non lo cerchi, soprattutto ne parli, perché finché ti limiti a parlarne davanti a un drink non può più ferirti (e quanta paura abbiamo che ci dilani la carne di nuovo). Così ognuno ognuno vomita il suo cinismo e la sua disillusione in merito. Ognuno ammette che no, non riuscirà a fidarsi mai più, e promette che mai, mai più, farà progetti che includano un altra persona nella loro vita. “Mai”, “mai più”, sono parole inutili, abusate, esattamente come quel “sempre”, “per sempre” in cui hai creduto a suo tempo, e che ti ha lasciato a piedi in autostrada sotto la pioggia. In verità siamo tutti alle porte, che aspettiamo qualcuno che abbia la forza, il coraggio e la voglia di divelgere quello spillone di ghiaccio emotivo che ci tiene inchiodati al muro come farfalle imbalsamate e che ci faccia riprendere a volare alti, noi, la nostra vita, i nostri progetti. Ma ci vuole la persona giusta, e il coraggio di un leone, e la forza di un aeroplano.

C’è chi vorrebbe un partner il cui concetto più complesso sia parlare della borsa di ‘Louis Vuitton’. Ne ha avuto abbastanza di uscite intellettuali e radical chic ai workshop sui libri, ai cinema d’essai, ai café chantant e compagnia bella. Troppa fatica, troppa finzione, troppa artificialità. Allora tanto vale uscire rilassati, parlando di Louis Vuitton. A 40anni non hai davvero più bisogno di giocare all’eterno duello di chi sia più affascinante o più intelligente. Se sei affascinante lo sai, e sai se sei intelligente. Non hai bisogno di conferme.

C’è chi sogna il toy boy, o le toy girl. Guarda quei fisici statuari nonostante l’overdose di alcool e di pigrizia e se li sogna nel letto tutta notte. Guarda e sogna, poi che abbia o non abbia l’occasione viene annichilito dal terrore del post-coito. Si perché un uomo o una donna può dire quello che vuole prima. Gli ormoni fanno passare tutto in secondo piano. Il problema é il dopo, quando i tuoi ormoni grossi come pony sono andati a dormire e tu rischi di realizzare davvero che ti sei portato a letto un adolescente, con interessi e maturità da adolescente. Allora o ti suicidi per la vergogna o uccidi lui / lei per mantenere il segreto. Un’ardua scelta.

C’è chi perde del tempo con una qualche semi-storia impossibile. E ci mette del tempo proprio perché è impossibile. Finita a priori, morta senza avere la possibilità di vivere. L’avventura più sicura del mondo. Sai che non ci puoi scommettere nulla, sai già come finirà, sai già che la persona dall’altra parte è messa come o peggio di te. Sentimenti a redini corte, vincoli pochi o nulla, tanta vita e zero futuro. Distillato di disillusione pura per disillusi hard core.

In ogni caso, le persone normali le fuggiamo con cura.

C’era un tempo che i miei occhi
non vedevano che te,
c’era un tempo che dormivi accanto a me
senza pensare io credevo tu potessi dedicare
la tua vita solo a me.
Eri bellissima,
quando mi amavi.

Non ho mai capito bene
come fosse cominciato,
so soltanto che sei tu che l’hai voluto,
certo però, non era un caso tu volessi far cambiare
questa vita ch’era in me.
Non ti bastavano
le mie canzoni.

Dicevi che l’amore
è una strada senza uscita,
ho spostato le frecce ai crocicchi della vita;
la strada si distende
e mi porta ad andar via
non c’è posto per l’amore nel tuo mondo di magia.

C’era un tempo che parlavi
della forza del destino,
degli ostacoli che getta sul cammino,
ma io non ho creduto alle leggende che tuo nonno
ti cantava intorno al fuoco;
non sono stato al giuoco,
non ho accettato.

(Bertoli – C’era un tempo)

 

Citazione

13.1 – per il tuo compleanno

per il tuo compleanno ti ho regalato due poesie con lo stesso emblematico nome (Se…):

  • una l’ho trovata per caso che penzolava spersa sul muro di un ufficio.
  • l’altra venne regalata a me in un lontano giugno dell’88 del secolo scorso

Che ti siano buone compagne di strada, come lo sono state per me.

IF (Rudyard Kipling)

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you;
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too:
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise;

If you can dream—and not make dreams your master;
If you can think—and not make thoughts your aim,
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same:
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ‘em up with worn-out tools;

If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss:
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: “Hold on!”

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings—nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much:
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And—which is more—you’ll be a Man, my son!

IF (Douglas Malloch)

If you can’t be a pine on the top of the hill,
Be a scrub in the valley – but be
The best little scrub by the side of the rill;
Be a bush if you can’t be a tree.

If you can’t be a bush be a bit of the grass,
And some highway happier make;
If you can’t be a muskie, then just be a bass –
But the liveliest bass in the lake!

We can’t all be captains, we’ve got to be crew,
There’s something for all of us here,
There’s big work to do, and there’s lesser to do,
And the task you must do is the near.

If you can’t be a highway then just be a trail,
If you can’t be the sun be a star;
It isn’t by size that you win or you fail –
Be the best of whatever you are!

Fai buon viaggio, e buona vita.