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34.1 – Sbagliamo perché viviamo

Mi scrivono via e-mail:

L’ispetto re Petra è un personaggio che un po’ ti assomiglia (Dal libro nido vuoto della Alicia Gimenez Bartlet)

Purtroppo sbagliamo sempre continuamente, a ogni passo e in ogni campo, nel lavoro come nell’amore, nelle valutazioni degli altri come in quelle di noi stessi……E sai una cosa? Non importa, va bene così. Sbagliamo perchè viviamo, perchè cerchiamo di essere felici, perchè giochiamo le carte che il destino ci mette in mano. E’ questo che conta, molto più che rimanersene tranquilli nel proprio guscio come molluschi.

Si, l’ispettore Petra mi somiglia.

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33.2 – Le 10 cose per cui vale la pena vivere, partire, restare. Reloaded.

Per simmetria riaggiorno la mia lista delle 10 cose per cui… La situazione è simmetrica a quella che mi spinse a fare quelle tre liste quasi 4 anni fa quando stavo lasciando Torino… ora a Torino ci rientro

LE DIECI COSE PER CUI VALE LA PENA VIVERE

  • Guardare la Pianura Padana dalla terrazza superiore della Sacra di San Michele, in una giornata limpida e tersa
  • il misto di esaltazione e paura che annuncia l’inizio di una nuova avventura o di un nuovo viaggio
  • le fusa disinteressate del gatto che ti si piazza prepotentemente sulla pancia in una giornata nera
  • gli errori, quando li fai, quando te ne accorgi e quando li ripeti
  • la neve quando cade a fiocconi densi e zittisce l’universo attorno
  • camminare, in giro per i sentieri di mezzo mondo
  • i compagni di viaggio che si incontrano e che condividono un pezzo più o meno lungo di strada
  • le notti in cui trovi un rifugio da te stesso
  • la buona birra
  • il buon cioccolato

LE 10 COSE PER CUI VALE LA PENA PARTIRE

  • Le mia alpi, visibili e vicine
  • finire il salasso economico continuo che vivere a Bologna implica e ricominciare a vivere su un altro tenore
  • il caldo allucinante d’estate
  • avere la mia famiglia vicino
  • i miei amici a Torino
  • le migliori opportunità di lavoro
  • la cioccolata e i dolci (da Pfatish a Gobino, da Samabaia a Fiorio)
  • la mia splendida casa con il parquet flottante e le porte verdi
  • la carne di fassona
  • l’esagerazione e lamentio tipicamente bolognose

LE DIECI COSE PER CUI VARREBBE LA PENA RESTARE

  • La tana del Luppolo e J.B.
  • Il circolo Evolution
  • l’odore dei tigli a maggio (che bel maggio quest’anno, che bel maggio è stato)
  • i miei nuovi amici di giochi e di luppolo
  • il mio gruppo di kendo
  • la libertà totale e incondizionata
  • i miei colleghi
  • l’ufficio in pieno centro
  • my S.O. & Co.
  • l’anima effimera

 

Well, I woke up in the morning
There’s frogs inside my socks
Your mama, she’s a-hidin’
Inside the icebox
Your daddy walks in wearin’
A napoleon bonaparte mask
Then you ask why I don’t live here
Honey, do you have to ask?

Well, I go to pet your monkey
I get a face full of claws
I ask who’s in the fireplace
And you tell me santa claus
The milkman comes in
He’s wearing a derby hat
Then you ask why I don’t live here
Honey, how come you have to ask me that?

Well, I asked for something to eat
I’m hungry as a hog
So I get brown rice, seaweed
And a dirty hot dog
I’ve got a hole
Where my stomach disappeared
Then you ask why I don’t live here
Honey, I gotta think you’re really weird.

Your grandpa’s cane
It turns into a sword
Your grandma prays to pictures
That are pasted on a board
Everything inside my pockets
Your uncle steals
Then you ask why I don’t live here
Honey, I can’t believe that you’re for real.

Well, there’s fist fights in the kitchen
They’re enough to make me cry
The mailman comes in
Even he’s gotta take a side
Even the butler
He’s got something to prove
Then you ask why I don’t live here
Honey, how come you don’t move?

(On the road again – Bob Dylan)

Digressione

33 – a ognuno la sua (debolezza)

Siamo adulti. Alcuni di noi sono caduti malamente e si sono rialzati. Siamo diventati duri, corazzati, indistruttibili. Sappiamo spesso quello che vogliamo e dove andiamo… siamo grandi ormai, eppure ognuno di noi ha una qualche piccola debolezza – in materia di sesso opposto, o di stesso sesso se è quello il gusto – che ci rende completamente inermi e rincoglioniti…

  • c’è chi subisce il fascino dell’uomo terrone
  • c’è chi stravede per un paio di tette grosse
  • c’è chi, all’opposto, ama un bel culo
  • chi cede per i rossi o per le rosse
  • e chi perde consapevolezza di se davanti a un paio di occhi chiari
  • c’è chi ha la fissa dei piedi
  • chi del tailleur, la scarpa col tacco e le autoreggenti

E gli altri, se lo sanno, ti prendono proprio lì sul punto debole….

Così mia madre, quando gli parlo troppo di un qualche amico (maschio) mi chiede “ma… di che colore ha gli occhi?” e se la risposta è “chiari“, sghignazza farfugliando “ho capito“.

Così un mio buon amico, sorseggiando la birra spalanca gli occhioni chiarissimi stile gattino di Shreck quando mi dice “mi porti a casa tu, stasera? mi porti a casa tua? daaaai“.

Insomma, la mia arcinota debolezza per gli occhi chiari è da anni ampio oggetto di scherno…

 

Stato

15.2 – Il blog e mia madre

Mia madre mi ha chiesto se può leggere quello che scrivo sul blog. La guardo un po’ stranita e rispondo sardonicamente che si è pubblico, se scrivo qualcosa e la pubblico in internet, la possono leggere tutti, compresa tu

Mia madre sa che non scrivo male, in fondo – da buona prof di italiano – me l’ha insegnato lei. E mia madre, come tutte le madri, è curiosa, curiosa di sapere come razzola la mia vita, al di là del poco che le racconto (sono sempre stata parca nel dare informazioni personali ai miei o ad altri, e diventando grande non sono migliorata).

Quindi, dopo aver autorizzato la genitrice a leggere queste pagine, le faccio leggere un post di qualche giorno fa. Un post che trovo carino e neanche troppo pesante – voglio dire ho scritto di peggio…

La lascio a leggere, e ne riemerge con una faccia vagamente preoccupata. Si, preoccupata, perché in fin dei conti l’articolo è agrodolce, sardonico, un po’ cupo in fondo. Okey – dico a me stessa dentro le pareti craniche – brava, sono riuscita a far preoccupare mia madre. Cerco di rimediare tentando di spiegare che:

  • quando uno è felice, in fondo, ha di meglio da fare che non scrivere… ad esempio, essere felice e godersela. Visto che scrivo un paio di volte la settimana, tutto sommato si può assumere che per il resto del tempo non me la passi poi così male
  • a nessuno interessa leggere post tipo che bello che bello sono felice, che bella giornata, grazie a Dio!. O meglio una volta va bene, due pure, la terza volta che ti imbatti in un post così comincia a venirti il dubbio di essere approdato in un blog di Testimoni di Geova, e ti viene la nausea per la glicemia troppo alta.
  • un po’ di cupezza e di ironia rendono la vita più interessante e di fondo alimentano un lucido punto di vista critico (e divertito) sul mondo. Si chiama sarcasmo, è una bella cosa. Poi sono sempre stata un po’ blasé…
  • in fondo ognuno di noi ha i suoi problemi e i suoi cazzi da gestire. Magari lei non se lo ricorda, ma io mi ricordo bene quali erano i problemi e le incazzature che aveva lei quando aveva la mia età. Non ne aveva né più, né meno dei miei, soltanto erano problemi diversi. E se è vero che ognuno di noi vorrebbe vedere, indipendentemente dall’età, le persone a cui tiene vivere la loro vita il più sereni e il più felici possibile, è anche vero che è davvero improbabile che una persona riesca ad essere felice e serena 365 giorni l’anno.
  •  un po’, lo ammetto, esagero. Quello che scrivo va sempre preso con beneficio d’inventario.
  • ho una bella vita, anche se ultimamente mi girano un po’ le palle. Il giramento di palle non ha mai ucciso nessuno, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Quindi, madre, mammuccia cara, se leggi – e so che lo farai – cerca di prenderla con la giusta leggerezza e ironia, di non farti prendere dall’ansia e soprattutto non telefonare per sapere se va tutto bene. Va tutto bene. davvero. Bene.

Non conosce paura

l’uomo che salta e vince sui vetri

e spezza bottiglie e ride e sorride perché

ferirsi non è possibile

morire meno che mai e poi mai.

(De Gregori – Pezzi di vetro)