Digressione

36 – Scambi di ostaggi

L’amore non è uno scambio di ostaggi.
Non si ama qualcuno perché a sua volta ci ama, o perché ci riami indietro.
Non si smette di amare qualcuno perché non ci ama.
Non si pretende di essere riamati, anche se si, sarebbe bello, più bello.

L’amore è un prestito che si fa, ‘vuoto a perdere’.
Si ama per il gusto del gioco, per l’amore in sé, per sentirsi leggeri.
Si ama per condividere le cose stupide, le notti insonni, le corse sotto la pioggia, le risate.
Si ama qualcuno, per quello che è (o forse per quello che ci mostra di essere), pacchetto completo, all inclusive.
Gli si presta l’anima, gliela si lascia portare a spasso, per un po’.
Poi, come qualunque animale fedele, l’anima torna dal suo padrone, e l’amore finisce.

L’amore è un gioco masochista, sai comunque che andrà a finir male, in un pacchetto di sigarette fumate di corsa, sul fondo di un bicchiere di birra scura, possibilmente tripla.

La chimica invece… Che brutta roba è, ancora peggio dell’amore. Quando la pelle si riconosce nel corpo di un altro. Quando l’odore dell’altro è una droga e le mani non sanno restare, irrequiete, al loro posto.
La chimica, a differenza dell’amore, purtroppo, resta.

l’amore è un cane che viene dall’inferno – C. Bukowsky

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32.1 – Samba notturna

Notte, buio pesto, silenzio tombale. Spalanco gli occhi di colpo e mi tengo al materesso per attutire il colpo di frusta del rientro inatteso dal sogno. Un attimo prima ero su un vecchio tram nella città immaginaria (un po’ Torino dei pieni anni ’80, un po’ Praga, un po’ Parigi BoBo) in cui mi rifugio nei miei viaggi onirici, ora sono su un letto in una stanza buia.

Mi sono accorta di fare un vita davvero randagia, quando arrivando stropicciata al bar davanti all’ufficio per colazione, il proprietario ha preso il vizio di chiedermi: “da quale angolo del mondo arrivi oggi?” E io mi sono sorpresa più volte a rispondergli in modi differenti (Sicilia, Corsica, Madagascar, Torino, Ferrara, Bolognina…). Mi sono accorta poi che la mia vita cominciava ad essere un po’ troppo randagia quando ho cominciato a non riuscire ad orientarmi al mattino. E’ cominciato a succedere in Madagascar, quando ho ricominciato a dormire.

Insomma, mi sveglio di soprassalto, forse per il troppo silenzio, e atterro sbigottita in un letto, in una qualunque parte nel mondo apparentemente.

Poi metto a fuoco gli odori, capisco dove sono, riconosco il luogo come amichevole e riconosco la zampetta del mio peluche che ovviamente dorme ignaro sul cuscino affianco. Immagino la nebbia dietro la finestra e improvvisamene nella mia testa parte una sambetta leggera, fatta di svolazzi di costumi colorati e mulatte ancheggianti. Ta-tarara Ta-ta-tararara Ta-tarara-raaaaaa…

Brasil! Brasil!
Pra mim, pra mim
Brasil!
Terra boa e gostosa
Da morena sestrosa
De olhar indiferente
O Brasil, samba que dá
Bamboleio, que faz gingar
Ó Brasil, do meu amor

Insomma sono le 5 del mattino, fa un freddo cane, e io me la rido tra me e me  canticchiando Aquarelo do Brasil nella mia testolina bacata. Non ho bevuto ieri sera, non ho preso sostanze strane… Quindi o sono appena sprofondata nell’insanità mentale (e allora è meglio chiamar la neuro) o sono semplicemente felice, felice di quella felicità stupida e leggera di chi non riesce a (o non vuole) vedere più in là di un palmo dal suo naso. Andiamo per la seconda, anche se costa un certo coraggio, cazzo.

Prendo il coraggio a quattro mani, lascio scorrere la samba e mi reimmergo nel sonno strizzando il peluche (che non si ribella neppure, da buon peluche).

Brasil! Brasil!
Oi estas fontes murmurantes
Oi onde eu mato a minha sede
E onde a lua vem brincar
O, esse Brasil lindo e trigueiro
É o meu Brasil brasileiro
Terra de samba e pandeiro
Brasil! Brasil!
Pra mim, pra mim…

 

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32 – storie d’amore con i crampi

Seduto al tavolo della cucina di casa mia, un’amico mi racconta della sua storia d’amore con i crampi. E’ l’ennesima storia (compresa la mia) che sento quest’anno.

L’amore – i libri e i nostri vecchi – ce l’avevano raccontato diversamente. Ok, nessuno di noi è il Candide di Voltaire, ma tutti, o molti, abbiamo creduto che costruire una vita con qualcuno fosse un progetto fattibile, dato un congruo impegno di tempo, di energie, e una ostinazione notevole. Poi la realtà si è dimostrata più fantasiosa, e con una creatività decisamente Lovecraftiana.

Il mio amico ha l’aria un po’ stropicciata, gli hanno passato per l’ennesima volta l’anima nella centrifuga e poi nell’asciugatrice. L’ennesima volta, l’ennesimo ciclo caldo-freddo-bagnato-asciutto-appallottolato-stirato. All’ennesimo ciclo, ti rendi conto che rischi l’usura, lo strappo, come un vecchio lenzuolo troppo candeggiato. Se sei intelligente, se hai un po’ di spirito di conservazione, sai che man mano che il giro si ripete rischi di non riuscire più a rialzarti. Allora decidi che il prossimo lavaggio è l’ultimo a cui ti sottoporrai e cominci a prepararti mentalmente all’atterraggio. Fissi una data (sperando inutilmente  in cuor tuo che nel raggio di una settimana, un mese o tre la tua relazione torni ad essere rose e fiori) e ti fai un piano di emergenza. Poi aspetti l’atomica, sai già la data in cui il tuo mondo conosciuto imploderà per poi ri-esplodere sotto nuove forme. Sai che ne uscirai ustionato, ma vivo.

Vorrei aiutare la persona che mi trovo davanti. E mi rendo conto che la cosa migliore che posso fare è rispondere alle domande che mi vengono fatte, abbracciarla e dirgli che “poi passa, passa tutto prima o poi“… e mi ricorda qualcosa e mi ricorda qualcuno.

“there is a loneliness in this world so great
that you can see it in the slow movement of
the hands of a clock.

people so tired
mutilated
either by love or no love.

people just are not good to each other
one on one.

the rich are not good to the rich
the poor are not good to the poor.

we are afraid.

our educational system tells us
that we can all be
big-ass winners.

it hasn’t told us
about the gutters
or the suicides.

or the terror of one person
aching in one place
alone

untouched
unspoken to

watering a plant.”
Charles Bukowski, Love is a Dog from Hell

 

Digressione

29.1 – l’amore è un cavallo

Sarà che i cavalli hanno accompagnato gran parte della mia vita, sarà che a tutti gli effetti i cavalli sono stati la mia prima vera passione. Per me, l’amore, ha sempre le fattezze  di un cavallo più o meno sporco, più o meno malconcio.

A volte l’amore è  uno stallone inglese: Splendido e luccicante, ma bizzoso, irascibile e incostante. Si avvicina spavaldo e affettuoso e poi  si scosta. Una volta ti annusa e e la volta dopo ti schiva, e poi ricomincia il balletto. Infine si impenna e ti fugge lontano, mentre tu rimani a guardare la polvere e a chiederti se ti è passato davvero vicino o l’hai solo immaginato.

L’amore può essere anche un bardotto: a prima vista sembra un cavallo e nitrisce, ma dentro è un asino e il suo animo raglia. Morde, tira e scalcia e non riesci a ottenerne nulla di buono. Quando ti accorgi del piccolo inganno, la cosa migliore che ne puoi fare è una bella grigliata di carne, con tanto vino e buoni amici. Tanto è inutile frustare un asino sulla pista da galoppo, non ce la può fare, in nessun modo.

Infine l’amore può essere una giumenta araba: leggiadra e fiduciosa. Ti sceglie con calma e ti cammina affianco senza strappare. Si presenta un po’ magra e impolverata, ma dopo un po’ di lavoro di striglia e qualche secchio di fieno ti appare nelle sue vesti sfavillanti di figlia del deserto.

 E Allah prese una manciata di vento del sud, ci soffiò sopra, e creò il cavallo. “Che tu possa volare senza ali e conquistare la terra senza una spada, cavallo!” (uan leggenda berbera)

 

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29 – La fortuna è una donna capricciosa e ubriaca

La fortuna non esiste o per lo meno mi sono sempre ostinata a credere profondamente che essa non sia altro che un dividendo a fronte di tanto sudore investito. Ma…

Dopo più di un anno, al vero quasi due, di totale assenza della grande meretrice dalla mia vita, essa si rifà viva in tenuta da Charleston (ogni riferimento non è casuale). Sono stata un po’ indecisa tra il prenderla a sprangate sul naso o spargere petali dove appoggia i piedi. E’ stata in vacanza, dice, si era stufata del mio noioso tran tran quotidiano. Per farsi perdonare ha portato una serie di piccoli presenti:

  • un biglietto di sola andata per il ritorno
  • un nuovo animale totem, più buffo e assurdo che mai
  • un giovane lupo di pianura
  • una scappatella nell’altro emisfero (ma questa è un’altra favolosa avventura)
  • e amici, tanti, con cui condividere il tavolo di questo immenso gioco aspettando la partenza

Con grande stupore e la gioia di un bambino la vigilia di Natale, mi preparo a liberare il pacchetto da chellophane e respiro prima di leggere attentamente le regole, che è sconsigliato questa volta, a questo tavolo, sbagliar la mossa.

Poco senno ha chi crede la fortuna

O con preghi o con lacrime piegare,

 E molto men chi crede lei fermare

Con senno con ingegno o arte alcuna.

(Giovanni Boccaccio)

P.S. che la troia, nel suo giro, offra un bicchiere di idromele anche a qualcuno dei miei amici che, per varie vicessitudini, meritano una visita (M., L. e V. bon courage)

 

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19 – anime effimere

Grande, splendida anima dell’ horror vacui, anima inquieta e poco cosciente, anima stracciata e ricucita maldestramente, piccola anima in fuga. Anima affine. Anima mundi.

Avrei voluto conoscerti prima delle notti dei cristalli. Ora mi toccherà errare e cercarti per le prossime mille vite. Nella prossima saremo due moscerini della frutta, nati su ceste di frutta diverse. Pur vivendo a pochi metri di distanza, il tramonto, la fine del mondo, ci vedrà ancora stranieri. Ci sarà poi la vita da falene, a svolazzare imperterriti attorno a lampadine diverse, già notturni, già insonni. Poi verrà la vita da mammiferi: io gatto e tu cane, un’amore impossibile. Un giorno mi reincarnerò in un cavallo, giumenta araba del color del deserto. Tu, tu sarai l’irrequieto frisone morello dall’altra parte della staccionata. Infine tra mille e mille anni, ci ritroveremo umani entrambi, di nuovo. E camminando sotto la cupola artificiale di un altro pianeta ci sbatteremo addosso, ragazzi. Ritroverò i tuoi cangianti occhi a mandorla ancora limpidi e tu rimarrai stupito dai miei occhi nocciola allungati e sfuggenti, ancora arroganti e ancora orgogliosi. Senza sapere perché, senza conoscerci, ci abbracceremo d’istinto sotto altre stelle. Allora, allora forse, avremo un po’ di tempo.

(anche questo è un post che è rimasto intrappolato tra tastiera e rete per parecchio tempo… lo lascio libero, il giorno del mio compleanno.)

si fa presto a cantare che il tempo sistema le cose

si fa un pò meno presto a convincersi che sia così

io non so se è proprio amore:

faccio ancora confusione

so che sei la più brava a non andarsene via

forse ti ricordi ero roba tua

non va più via l’odore del sesso che hai addosso

si attacca qui all’amore che posso che io posso

e ci siamo mischiati la pelle le anime le ossa

ed appena finito ognuno ha ripreso le sue

tu che dentro sei perfetta mentre

io mi vado stretto

tu che sei così brava a rimanere mania

(Ligabue – l’odore del sesso)

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17.3 – Come Vil Coyote

Oggi

Mi hanno rubato nottetempo la bici. Dal cortile interno. La mia cazzo di bici, arrugginita, scalcagnata, e pesante come una Twingo. Ma ci tenevo. Era un ricordo degli anni passati in Pinin. Spero vi morta i garretti con la catena, come ha sempre fatto con me.

Una cretina al bar, a colazione, pensa bene di girare per la sala con il suo bel caffé in mano. Pensa bene di passare davanti alla cassa con il suo caffé bollente. In quel momento, esattamente in quello, finisco di pagare mi giro e parto verso la porta. La catastrofe è inevitabile: il caffé si ribalta in un’esplosione marrone che ricopre entrambe. Non era troppo caldo, per fortuna. Salgono gli improperi: ‘ah il vestito nuovo’, ‘ah mi sono scottata’, ‘ah ma uno deve fare attenzione e guardare prima di muoversi’. Rispondo ridendo che se avessi gli occhi dietro la testa sarei un ragno e non un umano e mi offro di pagare un altro caffé. La risposta della tipa è la seguente ‘non sono mica così mal messa da non potermi permettere un altro caffé’. Ok, il caffé te lo puoi permettere, ma evidentemente un po’ di educazione è fuori dalla tua portata. Sorrido sardonica, vado a lavarmi via il caffé ed esco. Fanculo.

Ieri

Rientrando da vedere, sotto le stelle in Piazza Maggiore (spettacolo impagabile), Fahrenheit 451 mi fermo a comprare la paglie alla macchinetta. Mi attacca una pezza un tipo _molto_ strano, a cui avvio la distributrice con la mia carta sanitaria. E scappo, alla seconda avance (sarei scappata alla prima, ma me ne ha fatte due in un colpo, che culo). Lo ritrovo al bar della stazione che cerca di convincere un ragazzetto punkabbestia ad andare a casa con lui. Altro fugone, con gli occhi sgranati.

Arrivo a casa e scopro che le iene (al secolo noti come gatti, visto il travestimento che indossano), tra tutti i luoghi possibili dove potevano immaginare, hanno deciso di vomitare esattamente sopra le mie scarpe belle, quelle di pelle, quelle che costano un botto. Rovinandole credo irrimediabilmente. Sto programmando di vendicarmi vomitando a mia volta sul loro giochino preferito. Così imparano.

L’altro ieri

Il famigerato Bologna Centrale – Torino Porta Nuova è fermo a Porta Susa. E’ fermo da un po’. Non riparte e comincia a prendermi l’ansia di non arrivare dai miei, che mi stanno aspettando, in tempo per pranzo. Dopo dieci minuti buoni, mi convinco a chiedere informazioni: qualcuno si è sentito male sul treno e stanno aspettando l’arrivo del 118. Ciau Nini. Mi rassegno, e vado verso la metropolitana, in fin dei conti il tragitto tra Porta Nuova e Porta Susa conta una manciata di fermate. Si può fare. Ma… Ma la metropolitana è rotta. Non gira, è in manutenzione. Riemergo dal sottosuolo torinese sospinta dalle bestemmie che emergono dal mio subconscio e prendo due autobus arrivando ovviamente in ritardo per pranzo.

Venerdì

Mi cambiano il capo ufficio. Il che manda ragionevolmente a zampe all’aria tutti i miei progetti di rientro. Tutto da ridiscutere, tutto da rifare. Una vita in sala d’attesa. Che palle.

Conclusioni

Lo so, è una lamentazione greca. Ma mi viene il dubbio che io abbia un cattivo Karma. E pensare che il 2014 avrebbe dovuto essere un’anno meraviglioso almeno nelle mie fantasie. Quando viene capod’anno?

Io mi sento come Vil Coyote

che cade ma non molla mai

che fa progetti strampalati e troppo complicati

e quel Bip Bip lui non lo prenderà mai

Ma siamo tutti come Vil Coyote

che ci ficchiamo sempre nei guai

ci può cadere il mondo addosso finire sotto un masso

Ma noi non ci arrenderemo mai

(Eugenio Finardi – Vil Coyote)