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9.1 – Arron d’aimar

Arron d’aimar, quauque còp que saunegi
A mar granas de nèu, aus navius negats,
Aus arríders gaujós, au dia qui punteja
Au dessus d’un camin qui non s’acaba pas.

	Que t’aimi, pra’mor deu temps qui acaças,
	Que t’aimi, per la nèu e lo huec,
	Que t’aimi, caminaram amassas,
	Que t’aimi, per l’aiga o l’eslambrec.

La frinèsta qu’ei ubèrta, e la lua que’t bailina,
E tu que vas dromir, ton cap s’ei amagat,
Per delà lo plaser, e la tendressa engalina,
Jo qu’espii ton còs, ne’u gausi pas tocar.

Arron d’aimar, quauque còp que saunegi
Que lo vent nos a miats capsús los crums negrós,
Hens un país shens fin, on dab tu me passegi,
On lo monde perdonan aus qui s’aiman, urós.

(Nadau - Arron d'aimar)

Ogni tanto trovi le tue parole migliori – di adesso o di un altro tempo – in una lingua che appena e per caso conosci. E ti rimangono attaccate addosso, come una pelle sottile.

E già so che qualcuno, leggendo, riderà molto.

 

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Digressione

9 – La succursale di Stoccolma

Torino non è molto più a Nord di Bologna, ma il clima tra le due città è diverso. E se Bologna è generalmente una città calda su cui spesso e volentieri aleggia un cielo azzurro che ben si intona con il rosso della città, beh… Torino è diversa.

Torino ti attende con il suo migliore abbraccio la sera, quando scendi dal treno. Esci da Porta Susa, arrivando dai 35 gradi di Bologna, in maglietta e ti trovi sotto il diluvio universale. Le dona eh. E’ bellissima, nel suo fascino austero, con il suo cielo plumbeo, lo scrosciare dell’acqua e le luci che rimbalzano sul bagnato.

Tu rimani lì. Battendo i denti rimani lì a guardarla, incapace di muoverti. Bestemmiando di freddo continui a rimanere lì, attonito e innamorato, mentre soffri come un cane.

Torino è un’amante che si concede poco, che si fa intravedere e si cela, che si nasconde e si nega e quando ti trova innamorato a pendere dalle sue labbra, ti gela l’anima e ti guarda sorniona soffrire.

Torino mi ricorda certi uomini e certe donne. Quelli o quelle da cui sarebbe opportuno fuggire, per persone più assennate e più miti, ma da cui proprio non riesci a staccare lo sguardo e il cuore.

Bologna invece è una ragazza assennata, quella che diventa sempre l’amica di una vita.

Chi mi conosce, sa che non c’è competizione.

 

“Ma cos’è? La succursale di Stoccolma?” – disse un amico Aquilano uscendo da Caselle

Citazione

8 – una, nessuna, centomila bestemmie.

E poi un giorno arrivi alla consapevolezza che ti sei sbagliata, che la persona che avevi davanti, che hai creduto di avere davanti per anni, non esisteva, che era solo l’immagine riflessa del tuo ego su un muro. A dar movimento a quell’immagine, nell’ombra c’è sempre stata una creatura diversa, che non hai mai conosciuto.

Quel giorno, dopo aver snocciolato tutte le bestemmie che le religioni hanno inventato, ti inchini a Pirandello e alla sua immensa saggezza.

Ma il guajo è che voi, caro mio, non saprete mai come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io, nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci; non ci siamo intesi affatto.

(Pirandello – Uno, nessuno, centomila)

Digressione

7 – Un altro giro di giostra

La vita dei miei coetanei, delle mi coetanee si può grossomodo dividere in tre macrogruppi:

Gli arrivati, ovvero quelli che dalla vita hanno avuto tutto quello che si aspettavano: una moglie / un marito, i marmocchi perfetti, un lavoro ok, la casa, le vacanze. Hanno avuto quello che cercavano e adesso si trascinano avanti cullati dalla risacca. Apparentemente felici, apparentemente vivi.  Vivranno così a 35 anni, come a 40, come a 70. D’ora in poi la vita è dolcemente in discesa, magari un po’ noiosa, ma dolcemente in discesa e senza sorprese. Li trovi in giro, con la famiglia a carico e quel sorriso un po’ ebete e un po’ compassionevole che riservano a noi ‘scapestrati’.

Gli annichiliti, quelli che dalla vita, a differenza dei primi, non hanno ottenuto quello che volevano, o peggio l’hanno ottenuto e perso. Camminano con lo sguardo per terra, la testa bassa, gli occhi spenti. Purtroppo per loro sono rimasti schiacciati. Li riconosci per come camminano, per come guardano il mondo, con quell’atteggiamento da animali rinchiusi da troppo tempo in una gabbia troppo piccola…

I caotici, gli irrequieti, le stelle danzanti. Quelli che non stanno mai fermi, che non rimangono mai incollati in una situazione, non si adeguano. Sono quelli che ritrovi dopo qualche anno in un’altra città, immersi in un altro lavoro, con un’altra situazione e un’altra vita. Si ostinano a essere vivi, e te lo dicono a chiare lettere ‘io sono vivo’. Nonostante le corse, le pause, le cadute e le ginocchia sbucciate, non riescono a rinunciare ad un altro giro di giostra. Sono i Peter Pan, le Alici nel paese delle meraviglie. Creature che hanno il caos dentro di sé e lo spargono generosamente intorno.

Io da sempre sono caotica. Una stella danzante, un’Alice (nel paese delle Meraviglie) di nome e di fatto.  E tutte le volte che incontro qualcuno/a della mia razza  ringrazio a caso una qualche divinità del Caos con un sacrificio di cioccolata e alcool.

Vivo ora, qui, con la sensazione che l’universo è straordinario, che niente ci succede per caso e che la vita è una continua scoperta. E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra.

Tiziano Terzani – “Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo”

Digressione

6.1 – classificazione dei treni

Ho ripreso a viaggiare in treno, molto, troppo. E’ l’effetto collaterale dell’avere la vita divisa a metà, tra due città non esattamente vicine. Viaggiando viaggiando, mi sono accorta che i treni sono di diverse razze:

  • i treni dell’amore. Sono treni con passeggeri che parlano fitti fitti al telefono, dall’inizio alla fine del viaggio. Si possono riconoscere perché  viaggiano felici e veloci rimbalzando sui sospiri degli occupanti
  • i treni della separazione. Sono i treni che viaggiano in senso inverso rispetto ai treni dell’amore. Sono più malinconici e tristi, e si possono riconoscere dai cuori disegnati nella polvere dei finestrini da qualche innamorato in vena di graffiti soft
  • i treni della guerra. Sono popolati da impeccabili uomini in completo grigio e donne in tailleur e tacchi improponibili. Viaggiano di fretta, affannati, arrabbiati, ingrigiti dentro e fuori, verso o da qualche importante meta di lavoro. Suonano impazienti sui binari e ringhiano in silenzio quando incrociano un altro treno.
  •  i treni della vacanza. Ricolmi di bambini scorrazzanti, palette, salvagenti e palloni i treni delle vacanze hanno sempre l’aria un po’ salata e la sabbia tra i binari. Scorrazzano spensierati per l’Italia cantando le canzoni dello zecchino d’oro di migliaia di anni fa.
  • i treni dell’emigrazione invece viaggiano un po’ sdruciti, stracolmi di bagagli e di speranze mentre rincorrono un nuovo futuro ricco di sogni e di speranze. Li rallenta la malinconia e il peso dei tanti cuori magonati che li occupano.
  • i treni del rientro. I treni del rientro viaggiano con la testa vuota, tornano verso caso con la rassegnazione e il carico di chi se ne è andato, ci ha provato e ora rientra nella città natale. Ad alcuni è andata bene, ad altri, probabilmente un po’ meno, ma è comunque finita l’avventura e si ritorna senza più aspettarsi sorprese. Sono treni stanchi, rassegnati, sfinti. Rollano piano sulle loro rotaie, cullati dal sonno degli occupanti e dall’apatia imperante.

E voi che treni prendete in questo periodo?

Digressione

6 – 10 cose che un adulto dovrebbe fare almento una volta la settimana

Stamattina di sfuggita ho lecco l’articolo di Tiasmo 40 cose che un bambino dovrebbe fare almeno una volta al giorno a seconda della stagione e…

mi sono tornate in mente le cose che ultimamente mi ero dimenticata di fare, e che – da adulta – cambiano il peso delle giornate

  1. camminare con il naso all’insù, godendosi il tepore del sole, il picchiettio della pioggia, o il sapore della neve
  2. mandare in vacca una serata, cambiando programma all’ultimo minuto
  3. telefonare a un/una amico/a lontano/a per fare quattro risate e sdrammatizzare le reciproche sciagure
  4. saltare il pasto perché si ha qualcosa di più divertente da fare
  5. mangiare di corsa un ovetto Kinder e poi giocare con la sorpresa
  6. concedersi un attacco di ridarola nel momento meno opportuno del mondo
  7. giocare a rincorrersi con il proprio gatto
  8. perdere la cognizione del tempo e riaquisirla senza pensare ‘cazzo è tardi!’
  9. scrivere
  10. concedersi una gloriosa galoppata

Direi che per essere a giovedì, la mia settimana è a buon punto 🙂

E a voi, cosa cambia la luce delle giornate?

Stato

5.2 – Piccola città, bastardo posto.

Ho fatto le ore piccole stanotte. Provando a vivere succede. E poi ho sempre amato profondamente la notte, è bella, luccicante e mia.

Come diretta conseguenza, stamattina ero uno zombie. In zombesco dichiaro in ascensore, per l’appunto, di aver fatto mattina… e quella stessa dichiarazione mi viene riportata a pranzo via sms da tutt’altra persona, con mio grande stupore. Coast to coast in 3 ore.

Bologna è una città veramente piccola, mi fa paura. Comincerò a strisciare attraverso in coni d’ombra.

Piccola città, bastardo posto, 
appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via; 
piccola città io ti conosco, 
nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio, 
ma sono qui nei pensieri le strade di ieri,

(Piccola Città – Guccini)