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21.2 – L’altra parte dell’alba

Amo l’alba. Amo l’alba più dei tramonti. I tramonti li vedi ogni sera, così spesso che ad un certo punto non ci fai più caso. Semplicemente la luce abbagliante del giorno si dilegua,  e le pupille si allargano per adattarsi alle nuove condizioni.

L’alba invece è una conquista. Almeno è una conquista l’alba dei pipistrelli e dei vampiri.  Ovvero l’alba che ti raggiunge silenziosamente dopo una notte insonne a stropicciare la vita o a combattere con il lavoro.  Quando arriva l’alba, con quel suo colore un po’ malato e stentoreo, beh, ti rassomiglia. Guardi il sole uscire di casa, come te, e apprestarsi, come te, ad ingannare un altro giorno, con altre promesse.

Poi c’è l’alba dei metalmeccanici, di quelli che cominciano il turno alle 6 del mattino. E’ l’alba che viene dopo una notte in cui sei andato a letto presto, rinunciando a giocare. E’ l’alba che ti annuncia che il giorno che viene è ancora tutto da combattere. E’ un’alba tutt’altro che complice e consolatoria, è un’alba livida e crudele, nemica, che ti da la sveglia urlando e presentandoti il conto delle tue scommesse, mentre tu vorresti solo dormire un’altra ora.

Ti accorgi che stai cominciando a perdere colpi quando conti più albe da metalmeccanico che da vampiro.

La nebbia che respiro ormai
si dirada perché davanti a me
un sole quasi bianco sale ad est…

(Lucio Battisti – Luce dell’est)

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