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15.2 – Il blog e mia madre

Mia madre mi ha chiesto se può leggere quello che scrivo sul blog. La guardo un po’ stranita e rispondo sardonicamente che si è pubblico, se scrivo qualcosa e la pubblico in internet, la possono leggere tutti, compresa tu

Mia madre sa che non scrivo male, in fondo – da buona prof di italiano – me l’ha insegnato lei. E mia madre, come tutte le madri, è curiosa, curiosa di sapere come razzola la mia vita, al di là del poco che le racconto (sono sempre stata parca nel dare informazioni personali ai miei o ad altri, e diventando grande non sono migliorata).

Quindi, dopo aver autorizzato la genitrice a leggere queste pagine, le faccio leggere un post di qualche giorno fa. Un post che trovo carino e neanche troppo pesante – voglio dire ho scritto di peggio…

La lascio a leggere, e ne riemerge con una faccia vagamente preoccupata. Si, preoccupata, perché in fin dei conti l’articolo è agrodolce, sardonico, un po’ cupo in fondo. Okey – dico a me stessa dentro le pareti craniche – brava, sono riuscita a far preoccupare mia madre. Cerco di rimediare tentando di spiegare che:

  • quando uno è felice, in fondo, ha di meglio da fare che non scrivere… ad esempio, essere felice e godersela. Visto che scrivo un paio di volte la settimana, tutto sommato si può assumere che per il resto del tempo non me la passi poi così male
  • a nessuno interessa leggere post tipo che bello che bello sono felice, che bella giornata, grazie a Dio!. O meglio una volta va bene, due pure, la terza volta che ti imbatti in un post così comincia a venirti il dubbio di essere approdato in un blog di Testimoni di Geova, e ti viene la nausea per la glicemia troppo alta.
  • un po’ di cupezza e di ironia rendono la vita più interessante e di fondo alimentano un lucido punto di vista critico (e divertito) sul mondo. Si chiama sarcasmo, è una bella cosa. Poi sono sempre stata un po’ blasé…
  • in fondo ognuno di noi ha i suoi problemi e i suoi cazzi da gestire. Magari lei non se lo ricorda, ma io mi ricordo bene quali erano i problemi e le incazzature che aveva lei quando aveva la mia età. Non ne aveva né più, né meno dei miei, soltanto erano problemi diversi. E se è vero che ognuno di noi vorrebbe vedere, indipendentemente dall’età, le persone a cui tiene vivere la loro vita il più sereni e il più felici possibile, è anche vero che è davvero improbabile che una persona riesca ad essere felice e serena 365 giorni l’anno.
  •  un po’, lo ammetto, esagero. Quello che scrivo va sempre preso con beneficio d’inventario.
  • ho una bella vita, anche se ultimamente mi girano un po’ le palle. Il giramento di palle non ha mai ucciso nessuno, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Quindi, madre, mammuccia cara, se leggi – e so che lo farai – cerca di prenderla con la giusta leggerezza e ironia, di non farti prendere dall’ansia e soprattutto non telefonare per sapere se va tutto bene. Va tutto bene. davvero. Bene.

Non conosce paura

l’uomo che salta e vince sui vetri

e spezza bottiglie e ride e sorride perché

ferirsi non è possibile

morire meno che mai e poi mai.

(De Gregori – Pezzi di vetro)

 

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2 pensieri su “15.2 – Il blog e mia madre

  1. Apro una parentesi sulle riflessioni che hai fatto sullo scrivere:
    Condivido che per scrivere ci sia bisogno di una particolare ispirazione e, credo anche se non so se valga per tutti, è più facile attingere dalla propria riserva di creatività quando magari si è tristi o malinconici. D’altro canto penso si possa essere originali anche quando si vuole trasmettere positività, senza essere stucchevoli.

    Detto questo, io ho sempre tenuto nascoste le mie attività online, non per qualcosa, ma perché ho bisogno di miei spazi privati. Quando poi mia madre l’ha saputo, ci è rimasta male perché domandava “mica voglio sapere cosa scrivi, però non ho diritto di sapere che lo fai?”. Per me è no, la ritengo una mia cosa personale

    Non so se ho reso l’idea o ho espresso idee confuse

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